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A Roma c’ero anch’io e ve la racconto

 

 

Roma 25 ottobre 2008

  Posso descrivere ma non certo in modo neutro; vengo da manifestazioni di  35 anni fa, a Milano sull’onda del 68 e quello è il mio standard di riferimento.
  A Roma c’era molta compostezza nella gente e molta organizzazione, del resto la “rimpatriata” era in cantiere da mesi.  C’erano molti giovani, “grazie alla Gelmini” e se era una manifestazione “contro” di certo fischiavano le orecchie anche a lei e Brunetta.  Io non do numeri ma mi pare difficile che fossimo sotto il milione, francamente difficile.  I dipietristi mietevano firme antiAlfano a catena, tutti per la legalità. Ho visto solo da maxischermo ma con un buon audio. 
Hanno parlato in pochi, prima di Veltroni, nessun politico se non Crocetta, Sindaco di Gela, che ha spiegato di aver fatto la campagna delle regionali per Rita Borsellino con il giubbotto antiproiettile e di essere stato eletto dopo un ricorso al TAR, nonostante la mafia; “avevo perso per 150 voti e dopo la riconta ho vinto con 500” (mi pare che i numeri fossero questi).  Ha regalato a Veltroni una maglietta (spiegandone la provenienza) con Falcone e Borsellino effigiati, ha spiegato di essere con “Libera”, “Addio pizzo”, Confindustria siciliana, ecc.  Applauditissimo!! 
Hanno parlato una giovane studentessa, una giovane imprenditrice, ed un mediatore culturale di Casal di Principe; “amiamo questo paese.. chiediamo rispetto… integrazione... in questa piazza siamo amici ma vorrei chiamarvi compagni e votare...  vogliamo essere cittadini”.  Applauditissimo!! 
Ha parlato una maestra: “nella mia classe ci sono 8 bambini stranieri e 10 italiani…  la scuola deve essere di tutti (valorizzare le capacità di chi non ha risorse)… le culture sono una ricchezza… i bambini sono il futuro e la scuola li deve formare... sono i  cittadini di domani…”.  Applauditissima. 
Ha parlato una giovane poliziotta; ha spiegato quante pattuglie della polizia di stato c’erano a Roma e quante ve ne sono ora, che manca la benzina ai mezzi della polizia e che gli agenti usano i loro computer perché l’amministrazione non ha soldi per la manutenzione, alla faccia dei bei discorsi del governo sulla sicurezza.  Applauditissima.
Veltroni ha ringraziato le forze di polizia (arrestano gente che poi magari torna subito fuori, senza certezza della pena), ha detto che tutti hanno diritto di parlare, che a Silvio non piace ascoltare il dissenso, non è in atto una riforma della scuola ma tagli alla spesa sociale, la politica in fase di recessione dovrebbe dare risorse ai meno abbienti ma da noi non va così (organismi internazionali dicono che in Italia aumenta il divario tra poveri e ricchi), si può creare ricchezza anche tutelando l’ambiente e “producendo” energia pulita (evidente accenno alla posizione italiana in sede UE, n.d.a.), l’Italia è antifascista e migliore di chi ci governa. 
Ha citato Foa, Napolitano, ha parlato del delitto Matteotti per dire che “non c’è stato all’inizio un fascismo buono e poi uno cattivo”, ha detto delle firme per sostenere Saviano (una valanga, n.d.a.), che nessun partito da solo ha mai riempito la piazza del Circo Massimo prima d’ora.  Il cronista ora non aggiunge aggettivi per descrivere il popolo di Roma (vi rimando al fondo odierno di Scalfari «Il caos calmo della rabbia riformista»), certo avevamo bisogno di iniettarci speranza, posso poi raccontare che al ritorno un pugno di ragazzetti forse minorenni dentro il metrò ha provocato noi, oltre i binari, con “duce duce”, insulti e “venite di qua se avete coraggio” (molto fascistizzante visto che c’erano i binari di mezzo), ma anche i nostri che erano alle loro spalle non hanno reagito violentemente, mi è sembrata una dimostrazione di democrazia e “superiorità” (lasciatemelo dire) da parte “nostra”, anche considerando che eravamo soverchianti per numero.  Per parte mia posso dire che mi sono commosso più volte lì in mezzo e chiudo, come sul blog, con “la storia non passa la mano”, che “io c’ero” si era già capito, vero?

 
Mario Mantovani

 

 

Pubblicato il 9 novembre  2008

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