Caro Franco,
quando hai telefonato, non mi è venuto in mente nemmeno di chiederti come stavi.
La tua telefonata creava un groppo in gola che mi confondeva.
Comunque sia, grazie della tua lettera pubblicata su NC.
Un appello, adesso, al prof. Angelo Conforti.
Voi, professore (vuole che le si dia del lei, io preferisco il voi: è più solenne e rispettoso) argomentate idee sulla scuola italiana che mi convincono.
Mi sono ricordato di una frase di Fernand Braudel che incita a pensare la storia tenendo presente che i campi fioriscono ogni primavera, l’uomo e la donna dei villaggi continuano la loro vita parallelamente ai grandi eventi, per lo più bellici, che i manuali di storia ripetono.
Mi sono ricordato di una vicenda della storia greca: sconfitti, i soldati di un esercito che non ricordo perirono in una cava, condannati per la vita a spaccar pietre. Chi si ricorda di loro? E dei 5000 romani prigionieri dopo Canne, che Annibale fece passare a fil di spada causa problemi logistici?
Professore, pensate che si possa insegnare anche così la storia? Far passare nei cervelli degli allievi e delle allieve un senso della storia come fatta di tanti eventi paralleli, insegnarla come fosse storia comparata?
Non lo so. Però è avvincente. Forse a qualche allievo potrà suonare o vibrare una corda poetica o storica o filosofica, seminascosta nel suo io profondo. L’allievo saprà ricordarsene?
In altre parole, professore, fatto 100 il numero di ore di storia che si dispiegano in un anno scolastico, è possibile dedicarne, diciamo, 30 a fare storia per grandi temi?
L’uomo e il pane, la peste, la tecnica agricola e non solo. Ove si parli dello sforzo dell’umanità per sopravvivere, corredando l’insegnamento con videoproiezioni d’arte, la fotografia del tempo, e con concetti, non sterili equazioni, di economia, di usi e costumi, di pensiero, di musica.
L’umanità che vive. Che, comunque, pulsa. Di vita. Assieme a ciò, parlare delle battaglie, certo, di Tizio, di Caio e di Sempronia, parallelamente, di date.
La peste, ad esempio. Come ne parlano Tucidide, Lucrezio, Manzoni, Camus. Le lotte tra parenti a colpi di torcia, nella notte, per accaparrarsi un posto ove cremare l’estinto. I dipinti medievali o quelli delle Fiandre per imprimere come si viveva. L’equazione Y=C+I+G+(E-M) spiegata come il reddito nazionale = al consumo (la spesa) più la spesa per investimenti finanziata dal risparmio (I=S) più la spesa pubblica più le esportazioni meno le importazioni. E far capire come questa fondamentale equazione della contabilità nazionale, ora ampiamente accettata come fondante, si comportava nel Medio Evo, avendo riguardo di spiegare quanta parte di G era costituita dalla spesa sanitaria. Ed un collegamento all’oggi: l’HIV e la ricerca sanitaria, le multinazionali del farmaco, la sofferenza, l’omosessualità, i diritti del compagno e della compagna del malato e della malata. Ed ancora, la biologia, la chimica e la fisica, che ruolo hanno avuto, mentre a Magonza si combatteva. Tutti concetti legati fra loro che ruotano insieme a quell’evento scatenatosi in quella data precisa e farli rivivere addentro uno scenario storico.
Professore, vi chiedo: è possibile un insegnamento del genere? O sono e restano fandonie?
Un’altra cosa, professore: voi avete parlato di una vostra allieva, Vesna la chiamaste, che in terza o in quarta improvvisamente cambia e adesso frequenta un master negli Stati Uniti o Canada, mi pare. È albanese o macedone, svogliata e distratta all’inizio, pervicace da metà percorso alla fine.
Diteci, professore, come una ragazza o un ragazzo può cambiare così. Cosa succede? Quando lo si può capire? Da quali segni? A cosa, noi genitori, dobbiamo maggiormente prestare attenzione?
Vi domando scusa per l’ardire, per avervi coinvolto in domande pubbliche ma, mi creda, mi interessano. E molto.
A risentirci
Paolo Sirocchi
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