di Elia Bonfanti
Le donne che vanno al cinema da sole, cioè in compagnia, fra di loro, mi disturbano.
In primis, perché fanno casino e mi impediscono di sentire le battute le poche volte che mi imbatto in un film che valga la pena di essere ascoltato. Oltre che visto.
In secundis (non so se si dica così, ma sapete ho studiato il latino in una sala da biliardo dove c’era uno che la sapeva lunga, ma non abbastanza lunga tant’è che non andava mai oltre il due), in secundis, dicevo, perché queste donne, almeno una alla volta, non vengono al cinema con me.
Neppure tua moglie? Mi chiederete voi. L’ho implorata più volte, ma mi ha sempre risposto: non posso darti tutto, devi scegliere. Succede di sabato sera. Di solito scelgo il piattino del giorno dopo. Anche la pancia vuole la sua parte.
Così vado al cinema con un amico di vecchia data. Non siamo andati a vedere I segreti di Brokeback Mountain. A scanso di spiacevoli sorprese e imbarazzanti equivoci. E questa è un’uscita tutt’altro che politically correct.
Non sono uno sporco revanscista maschilista (magari!), però mi spiace che le donne non abbiano continuato a venirci con noi uomini al cinema. Una alla volta, beninteso. Con me non ci vengono di sicuro ma, guardandomi attorno (quando accendono le luci in sala), mi pare che non ci vadano quasi più con nessuno.
Un segno della decadenza dei costumi è che le donne vanno al cinema con le donne e gli uomini con gli uomini.
Non c’è nessuna motivazione sessuale in questa evoluzione del costume. Niente che riguardi la buoncostume, sempre che sia da scostumati la frequentazione dello stesso sesso. Dico così tanto per essere alla moda. E poi meglio così di niente. Non vorrei però che un decreto legge ci mettesse fuori legge, noi che andiamo al cinema divisi per sessi. Non costringendoci a mescolarci, ma chiudendo dei cinema talmente bacchettoni.
Dove sono le giovani coppie? Qualche volta le vedo davanti agli sportelli dove affittano i video. Le giovani coppie escono di notte, comprano il latte al distributore di Cabriolo, fanno il pieno al distributore del metano di Coduro e si fermano al distributore dei film in cassetta. Poi si chiudono in casa.
Qualcuno che si spinge fino a Parma o Piacenza dice che le coppie giovani si vedono abbastanza nei multiplex.
Le donne, quando sono giovani, vanno al cinema per vedere gli attori. E i ragazzi che sono con loro ci vanno per fare un piacere alle ragazze. Piacere e basta. Una volta lo facevano per mettere le mani in qualche posto proibito o la lingua dentro la bocca. Dicono che non si usi più. Petting è un termine che non si trova più neanche nei dizionari.
Le donne giovani che vanno al cinema nei cinema dove vado io, che non sono i multiplex di Parma e Piacenza, ma il Cristallo di Fidenza e l’Odeon di Salsomaggiore, per lo più chiacchierano. Sia che siano da sole. Sia che siano con i morosi. Sei poi sono un gruppo di amici e amiche senza essere morosi è finita. Cicalano e accendono i telefonini e li spengono e li lasciano squillare.
Io non so perché ma anche se la sala è vuota per tre quarti mi capitano sempre dietro le orecchie o davanti agli occhi.
Prendi I pirati dei Caraibi, avevo alle spalle delle ragazzine che squittivano ogni volta che vedevano John Depp. E così non ho potuto dormire neanche il primo tempo, e sì che è un film che sembra fatto apposta per conciliare il sonno.
Me ne sto zitto e non protesto perché anch’io una volta o due quarant’anni fa devo aver detto a un cinquantenne: perché non te ne stai a casa nonno?
Una volta sono stato al cinema con due donne. Al cinema Italia, piazza Pontida, Fidenza. Nell’ultima fila della piccionaia, i secondi posti con il pavimento di legno scricchiolante, su in alto vicino al buco da dove usciva il fascio di luce.
Il buio era rischiarato dalle braci delle sigarette. Il fumo era una nebbia grigia che saliva lenta. Sullo schermo passavano meteoriti neri che non appartenevano al film. Erano le ombre delle carte di caramelle e tiramolle che dalla galleria piovevano in platea descrivendo una parabola davanti al cono luminoso del proiettore.
Avevo una ragazza, al mio fianco, l’altra davanti. Una facciamo che non mi ricordo, l’altra si chiamava Anna Bolena.
Il film s’intitolava Anna dei mille giorni. Non ricordo nulla di Anna. Mi ricordo dell’altra. Quelli erano i giorni sì, erano i giorni, Those were the days cantava Gigliola Cinquetti in quegli anni. «Quelli eran giorni, si, erano giorni, al mondo non puoi chiedere di più».
Quello era il cinema, sì era il cinema, non potevamo chiedere di più. A parte quel che continuavamo a chiedere alle ragazze sedute al nostro fianco. Che continuavano a dire no, no e no. Nella maggior parte dei casi. Parlo per me.
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