di Mara Meo

Il ministro Renato Brunetta.
Non è per nulla elegante dare del energumeno tascabile a un essere umano di statura al di sotto della media. Foss’anche il ministro più rompiscatole e provocatore che ci sia mai capitato tra i piedi. Non è elegante e forse è persino un po’ razzista. In ogni caso, non è da politici di lungo corso. È gaffe imperdonabile per chi si picca e si compiace di essere politico freddo e distaccato, di quelli che centellinano le parole, ed è stato ministro degli Esteri, cioè responsabile della Farnesina, quartier generale della diplomazia italiana.

Massimo D’Alema.
Anche Dario Fo, mettendo il scena, nei lontani anni Settanta, «Il Fanfani rapito» ricorse al mezzuccio da Commedia dell’Arte di trasformarsi in gnometto per portare in scena l’Amintore nazionale. Non credo gli abbiano dato il Premio Nobel per questa geniale trovata. Per farla breve, quando ci si aggrappa al difetto fisico dell’avversario pur di portare a casa un punto significa che non siamo messi molto bene. E poi, anche in questo caso, vale il monito evangelico: chi è senza peccato, scagli la prima pietra. Gli handicap, anche fisici, non sono sempre quelli più visibili.

Amintore Fanfani nell’interpretazione teatrale di Dario Fo.
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