Cari amici di Nave Corsara,
Caro Stefano Tanzi,
mi trovo per l’ennesima volta a dover chiarire un fatto, di cui già più volte ho dovuto rendere edotti i lettori. Ciò che scrivo esprime solo e unicamente il mio pensiero personale, non la linea del Partito Democratico e, meno che mai, quella dell’amministrazione comunale.
Se una volta ho scherzato, rifiutando la veste di piccolo Goebbels che mi si attribuiva, ora sono più che mai serio: non accetto che, attraverso di me, si lancino degli attacchi politici al Partito Democratico e all’amministrazione comunale, di cui questo partito esprime la maggior parte dei membri.
Io sono Alessandro Stefanini e sono poco più di un simpatizzante, che partecipa alle riunioni del gruppo dei Giovani Democratici, ma che non fa parte né della Segreteria né del Direttivo.
Sbaglia, dunque, chi attribuisce alle mie parole di privato cittadino una qualsivoglia valenza politica.
I dati e i progetti di cui sono a conoscenza derivano solamente dalla mia ricerca personale, dalla lettura dei giornali e del programma dell’attuale sindaco Giuseppe Cerri.
Se ho dato un’impressione diversa, ve ne chiedo scusa.
Ciò detto, non posso non rispondere all’articolo del Consigliere comunale e Capogruppo di Forza Italia Stefano Tanzi, che non ho il piacere di conoscere di persona (ma lo vorrei averlo), ma solo attraverso il suo operato politico.
Innanzitutto parliamo dell’incremento della popolazione di Fidenza.
Sostanzialmente, questo fatto, che ho avuto modo di riportare, non viene contestato.
Viene rilevata piuttosto la provenienza di questi nuovi residenti, che non sono borghigiani del sasso (di quelli che dicono fröd e biciclöta), ma provengono da fuori-Unione Europea.
Ebbene, ho forse mai sostenuto il contrario?
E, soprattutto, che c’è di male?
Forse gli immigrati sono residenti di serie B, che non lavorano, non portano ricchezza al tessuto economico e sociale di Fidenza e, non sono neppure degni di avere una casa?
Perché il riferimento del consigliere agli extracomunitari è in diretta relazione alla critica al mio parere sull’espansione edilizia, come se questa si giustificasse solo per dare un tetto ai fidentini doc!
Devo forse pensare che gli immigrati debbano vivere sotto i ponti?
Comunque, ho fatto una piccola ricerca e, dai dati della Provincia, risulta che, al 1° gennaio 2008, su un totale di 24.776 residenti a Fidenza, 1.951 fossero immigrati.
Si tratterebbe quindi del 7.9% scarso, non del 10% (e non mi interessa chi lo sostenesse), una percentuale comunque in crescita negli ultimi 5 anni e in modo da giustificare da sola l’aumento di popolazione.
Però, consigliere Tanzi, che differenza fa?
Oltretutto la distribuzione per classi d’età e, soprattutto, per sesso (la cosiddetta “piramide”), è del tutto omogenea a quella della popolazione residente totale.
E questo cosa significa? Significa che si tratta di famiglie, ovvero la componente sociale più facile da integrare, nonché quella che maggiormente richiede alloggi stabili.
Venendo al problema dell’occupazione, come ormai saprete, anch’io sono uno di quei giovani laureati o laureandi (quest’ultimo è il mio caso) che non troverebbero lavoro a Fidenza.
Questo però non è perché manchi il lavoro, visto che il saldo, tra lavoratori esterni che vengono a lavorare nel Borgo e fidentini che vanno fuori, è vicino allo zero.
Oltretutto, poi, non capisco questa leggenda dell’assenza di lavori qualificati.
Come ho già avuto modo di far notare, a Fidenza ci sono svariate agenzie di banche e compagnie assicurative (e i laureati in economia o giurisprudenza sono a posto), un grosso ospedale e vari studi medici (per i laureati in medicina), studi notarili, di avvocati e di commercialisti (altro sbocco per giuristi ed economisti), studi di architetti e aziende edili (per i laureati in architettura e ingegneria civile, che trovano posto anche nelle PA che costruiscono per vivere) laboratori d’analisi alimentare e aziende agricole (per biologi e agronomi), nonché varie scuole (quindi, in potenza, ci sono posti per tutti i laureati che vogliano insegnare).
L’unica cosa che davvero manca, ma questo vale un po’ per tutta la provincia, tranne rare eccezioni (v. Dallara), è l’alta tecnologia.
E, ovviamente, un’università che offra cattedre e posti ai ricercatori.
Gli unici che veramente rischiano sono i laureati in scienze dell’educazione primaria che, per colpa del Taglio Gelmini, hanno perso molte possibilità.
A proposito degli insediamenti produttivi, voglio chiedere scusa al consigliere e a tutti per aver fatto il passo più lungo della gamba sull’APEA di Bastelli che, nonostante i riconoscimenti alla manifestazione nazionale Urbanpromo 2007, apprendo dall’articolo di Stefano Tanzi non essere ancora stata sottoposta al giudizio del consiglio comunale.
Quindi chiedo perdono per la mia ignoranza e, soprattutto, per aver dato l’impressione di trascurare il ruolo suo e di tutto il Consiglio, che invece rispetto e apprezzo come luogo di confronto democratico, espressione di quella libertà che tanto amo.
Comunque, se ho capito bene, l’area di Bastelli è stata concepita per ospitare grossi insediamenti, per cui le aree esistenti o prossime al recupero (ex CIP e ex Carbochimica) dovrebbero essere inadatte, almeno a mio parere.
Ma il mio è il parere di un osservatore esterno ed estraneo alle dinamiche che stanno alla base della progettazione, dell’approvazione e della realizzazione di un simile insediamento.
A tal proposito, è il Consiglio comunale che deve deliberare.
Cordialmente,
Alessandro Stefanini
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