PARCO DUCALE DI PARMA


Solo posti riservati

 

Stare da papi. Certe volte non sai che razza di stranieri puoi trovarci seduto su una panchina.

 

Sempre più ingrati i compiti degli amministratori parmigiani. Secondo Andrea Zorandi, segretario della Lega Nord di Parma, la squadra del sindaco Pietro Vignali dovrebbe «bonificare» le panchine del Parco Ducale. Le quali sono intossicate e intasate, «cioè costantemente occupate da badanti, nullafacenti e purtroppo anche da individui poco raccomandabili che hanno fatto del Parco Ducale la sede dei loro loschi traffici».
Facile a dirsi, ma chi effettuerà i controlli e la disinfestazione? E con quali criteri e strumenti? Sarà sufficiente che i sedenti esibiscano un certificato di buona condotta? Come distinguere il nullafacente cronico da una badante che si gusta il meritato riposo e fa due chiacchiere con la collega di sventura? E poi come si fa a mettere queste due figure nella stessa categoria professionale? Certi fannulloni con quattro quarti di nobiltà parmigiana nel sangue potrebbero risentirsi.
Naturalmente il politico leghista non parla per il proprio tornaconto, che da sedersi deve averne eccome e altrove, ma a beneficio di una parte negletta e svantaggiata della popolazione. Nella fattispecie, «i nostri anziani, invogliati dalla stagione a uscire di casa e le neomamme con i passeggini». Nella sua commendevole preoccupazione, Zorandi trascura, ahinoi, le donne incinte (regolarmente sposate) e i deambulanti con protesi ortopediche. Infine, non considera che una panchina, sia essa ducale come dei più prosaici giardinetti, può essere luogo di incontro, trattativa e ingaggio di badanti da parte di anziani bisognosi di essere badati. E che dire delle neo-mamme in cerca di una baby sitter? Non potrebbero esaminare referenze, affidabilità e adeguatezza linguistica delle medesime tranquillamente sedute con loro all’ombra di un platano o di un profumato tiglio?
Le panchine, anziché motivo di segregazione, potrebbero diventare dunque fonte di aggregazione. Mentre Giancarlo Gentilini, il sindaco sceriffo di Treviso, aveva arricchito le panchine della sua città di braccioli intermedi per impedire che gli extracomunitari vi si sdraiassero, Zorandi punta al divieto assoluto di sedersi per i non aventi diritto. Occorrerà dunque munirsi di certificato per uso legittimo di panchina pubblica? Di quali requisiti bisognerà essere in possesso per ottenerlo?
Per venir fuori da tutti questi dilemmi, basterebbe raccogliere il suggerimento subordinato di Zorandi, ossia quello di aumentare il numero delle panchine. Soluzione non tanto praticabile in campagna elettorale. Troppo permissiva. Il razzismo è un virus che attacca facilmente il cervello. Comincia con obiezioni all’apparenza sensate e finisce nell’abiezione di un parco con le panchine per gli indigeni (parmigiani d’antica schiatta) e quelle per gli indesiderati. Magari con targhetta dedicata e di qualità inferiore. Come nel Sudafrica dell’apartheid. Come nell’Alabama degli anni Cinquanta. Alla battaglia contro l’usurpazione delle panchine e per la pulizia etnica dei giardinetti il partito di Zorandi ha aggiunto la richiesta di estendere all’Emilia Romagna i provvedimenti contro lo street food, la cosiddetta «legge anti-kebab». Per questi signori, infastiditi da chi sbriciola sul vialetto, la massima espressione della pericolosità sociale è costituita da una badante nullafacente e possibilmente di colore che, seduta su una panchina del più aristocratico parco cittadino, divora una sorta di piadina avvolta attorno a spuntature di carne di montone. Una visione raccapricciante, che istiga a delinquere e non mette neppure appetito.

(i. s.)

 

Eccolo. Andrea Zorandi, segreteria della Lega Nord a Parma.

 

Pubblicato il 24 aprile 2009

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