Mio padre, che era operaio «fuochista», cioè addetto al controllo delle caldaie ed altoforni in una nota ex fabbrica fidentina, era solito ripetermi che le aziende stanno attente al comportamento dei padri quando devono assumere giovani. «Cul lè l’è un bon uperai, so fiol al gà da esar mia tant divers, provuma cun lö, po’ s’vedrà». Membro della commissione sindacale interna prima che si chiamasse Consiglio di Fabbrica, si soffermava a parlare anche coi dirigenti per capirne e carpirne i pensieri e le tendenze nella gestione della vita lavorativa. Ed aveva notato quella propensione.
Non è per merito del padre che candido Andrea a sindaco ma perché voglio credere che le idee del padre che ho conosciuto di persona siano in qualche modo penetrate nel figlio, che avrà una vita ed una idea sue della politica ma qualcosa di Luigi, che stimavo come fosse mio padre (c’era negli operai di allora, comunisti e/o socialisti e/o cattolici), una filosofia comune di intenti, speranze ed impegno), credo che il figlio se lo porti inconsapevolmente dentro.
È il mio modo, fra i tanti, di ragionare sulla persona: non c’è stata opportunità di conoscerci ma mi fido, semplicemente così.
Non c’entrano qui meriti parentali o manualistica Cencelli. Ma è chiaro no?
Avendo vissuto la politica da giovane quando gli steccati erano ben chiari, mi sorprendo ancora a chiedere «si, va bene, ma tu, dovendo guardare all’arco costituzionale, dove ti porresti?». È una limitazione, sì, ma dalla quale partire per cercare di capire l’interlocutore ascoltandolo ed interrogandolo.
La società nella quale hai vissuto da giovane ti permea dentro inconsapevolmente ed infatti solo a scuola, ad esempio, capisci le regole (ed a volte è ostico perché lo sapevi già ma adesso ti tocca capirne il perché) attraverso le quali, fino diciamo a cinque anni, già ti esprimevi correttamente senza conoscerne la logica. Così avviene nel linguaggio, una spontanea necessità di sopravvivenza elaborata oltre all’età del pianto come espressione primaria, così avviene nella società nella quale hai vissuto da giovane, una spontanea necessità di sopravvivenza per «muoverti politicamente», cioè vivere ed agire tra le diverse persone che ti stanno accanto (genitori, parenti, amici, istituzioni).
Se ti hanno abituato a mangiare pollo arrosto, inorridisci quando ti viene servita da un’altra civiltà una locusta lessa, fosse il miglior cibo saporito della galassia. Sta a te, pian piano, concedere a questo cibo ed a questa civiltà di entrare nei tuoi usi e costumi e pensieri. Ma parti subito con un imprimatur fermo e granitico che è, però, il fondamento della speranza. Di capire e di cambiare. Che ha i suoi lati oscuri.
Nel film dei fratelli Taviani, credo, «San Michele aveva un gallo», il protagonista è un carbonaro (spero di ricordare bene) del 1820 che si fa 20 anni di solitaria prigione. Uscito per essere trasferito in un altro carcere, conosce alcuni giovani attivisti politici, con lui sulla barca, e coi quali si confronta. Capisce che le idee sono cambiate, lo stesso metodo di lotta è cambiato, non riesce a capacitarsene e si getta nel fiume, abbandonandosi al suo fallimento. Non riuscì a liberarsi dall’imprimatur del suo tempo ma era stato isolato per anni.
Su Andrea sindaco, invece, vale la mia speranza. Dove sta qui il cencellistico manuale? Non c’è, semplicemente.
Voglio un/una socialista, comunista e cattolico/a nelle liste del Pd perché:
1) non credo alle primarie per Fidenza ed alle primarie in generale (rimango un impenitente proporzionalista);
2) non credo ai contenuti programmatici né ai programmi contenutistici;
3) credo alla provenienza politica intrisa di militanza dimostrata. Ed alla provenienza culturale.
È il mio limite?
Farla finita con i (solo) verdiani territori o la (solo) territorialità verdiana o la (sola) via francigenante od il (solo) francigenico pellegrinare. È un limite?
Valorizzare ed investire su tutto il territorio che va dal Nure al Taro, composto da strutture urbane simili, simili campagne e colline, simili coltivazioni ed allevamenti, simile cultura, storia, monumenti, arte, uso, costume, feste, simile tessuto produttivo, è un limite?
Puntare su un festival psico e/o lillipuziano stabili, con dibattiti, interventi di alto ed ampio respiro culturale ed internazionale, è un limite?
Puntare su Salsomaggiore Terme con un international casinò , è un limite? (Passassero anche banconote sporche, come prima o poi può succedere, non è un peccato guardare ai ricchi russi e cinesi, purché i proventi del casinò municipal sia fonte di sviluppo urbano, civile, equo. Si leggano, a tal proposito, le opinioni dell’amministratore delegato di Costa Crociere, in «Terziario in evoluzione, Dagli scenari alle opportunità», Franco Angeli, 2002).
Ma per favore! Lo dico con eziogreggiana irriverenza.
Tale contenuto programmatico o, se gradite, programma contenutistico is my domestic dream, longobardo popolo, ma lo voglio realizzato dalla sinistra. Comunista, socialista, socialdemocratica e cattolica.
Cencellistica manualità o manualistica cencelliana?
No, sinistra di programma, alternativo.
In quanto, dopo rifondazioni e rifondati, veltroniane afriche e dalemiane unipolizzazioni, brunettolatinrosybindiano orgoglio e saputello franceschinlettismo, furbetti giustizialisti e furbettistica giustizia, gruppi acquirenti solidalmente e fotovoltaico ambientalismo, università ringhianti e ratzingheriani richiami, welfare tossicchiante e carità di mense, la sinistra dei nostri padri e madri possa essere onorata.
Davanti alla fotografia del loculo, purtroppo, od a pranzo nei casi migliori, dire a tuo padre ed a tua madre: «Guarda, papà, mamma, cosa abbiamo saputo costruire. Grazie a voi».
Con eccellenza e successo, uvviament.
Forza, longobardo popolo, coraggio!
A risentirci.
The Paolo Sirocchi always
PS. Longobardo popolo. Sirocchi è un leghista. Ma no! Solo che nostre origini sono quelle, non ci possiamo fare niente, bellezze. Nelle nautiche corsare o tra i corsari naviganti vige, imperante e spietata, l’eccentricità. Quindi un «PS» vale a parare i rigori.
Brunettolatinrosybindiano, qui il discurs l’è divers. Sì. E non me ne pentirò mai. Quando la vedrò, se ne avrò occasione, le dirò «Siete voi qui, donna Rosy?».
A risentirci.
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