NUOVO CINEMA CRISTALLO


Chi vuol essere milionario?

Il ragguardevole ingombro volumetrico del Nuovo Cinema Cristallo. La demolizione dell’ultima sala cinematografica in città fa gola ai signori del cemento, impensierisce don Mario Fontanelli e chiunque non si rassegni a vedere Fidenza diventare un dormitorio. Con chi starà l’amministrazione che verrà? Glielo chiederemo presto.

 

di Paolo Frambati

Quanti saranno gli architetti a Fidenza? Un bel po’, a giudicare da quel che mi è capitato di rilevare la sera di giovedì 26 marzo, quando, nella platea del Nuovo Cinema Cristallo, mi sono imbattuto in un cospicuo e assortito campionario della loro categoria. Pensate che, solo girandomi di 45 gradi dalla mia postazione di primissima fila, ne ho localizzati ben quattro distribuiti su due file e poco distanti gli uni dagli altri. Erano disposti come se si stessero sorvegliando a vicenda.
Se tanto mi dà tanto, chissà quanti altri dovevano essercene mischiati al resto del folto pubblico. Ma non li ho individuati, sia perché non mi sono girato dei restanti 135 gradi, sia perché non conosco tutti gli architetti di Fidenza e circondario.  
Avrei capito tanta affluenza specializzata, se quella sera si fosse parlato di calcestruzzo o calcoli di stabilità. E invece si proiettava The millionaire, il film premiato a Hollywood con otto oscar. Sì, è vero che nel film si parla pure di alcuni «imprenditori» di Mumbai dalla dubbia reputazione che trasformano luridi slums in grattacieli, ma non credo fosse questo la ragione della presenza di tanti allievi di Vitruvio. Non è per apprendere i segreti dell’arte edile o della scienza delle costruzioni che si va a vedere un film indiano girato da un inglese e premiato negli Stati Uniti. E allora perché?
Può darsi che si sia trattato di un innocuo sortilegio o di un allineamento di circostanze fortuite, come quelle che costituiscono l’ossatura del film. Lo abbiamo pensato fino a che tra gli architetti, soli o accompagnati, non ne abbiamo messo a fuoco uno accoppiato in maniera tale da generare pensieri maliziosi. Il noto B. P. (iniziali di fantasia) sedeva a stretto contatto di gomito con il meno noto M. M. (anche questo monogramma è inventato) candidato esordiente, forse capolista, di un partito che ha fatto della lotta alla speculazione e delle mani nette il proprio blasone.
Può essere che i due si siano incontrati casualmente, può essere che la loro amicizia risalga ai tempi in cui giocavano a biglie sul marciapiede, può essere che si siano seduti l’uno accanto all’altro costretti dall’inusuale pienone. Tutti gli alibi sono leciti. Ma, suggestionati dalla brutalità poliziesca di certe scene e dal generale clima inquisitorio della pellicola (il fil rouge di tutta la vicenda è la partecipazione al quiz televisivo «Chi vuol essere milionario?»), ci si sono insinuati nel cervello pensieri malevoli che neppure una buona dormita e il successivo risveglio sono riusciti a scacciare. Una frase ci aveva messo in allarme. A una certo punto della sua presentazione, don Mario Fontanelli, organizzatore del ciclo e responsabile pro tempore della sala, in attesa che Corrado Castagnola si ristabilisca da un brutto malanno, ha buttato lì una frase sibillina: «Siamo in attesa che il comune decida che cosa fare di questo cinema». Che cosa avrà voluto dire? Che la sala, a onta della sua insegna (Nuovo Cinema Cristallo), proprio nuova non è quindi si profila la sua subitanea chiusura, seguita da progressiva decadenza, demolizione-eutanasia e resurrezione-riqualificazione? Cioè la solita bella speculazione?
Vuoi vedere che tutti quegli architetti presenti in sala, nascosti tra la folla, stavano facendo rilevazioni a occhio, misurando a spanne la cubatura di quell’inutile spreco di spazio traversato da un miserabile raggio di luce che disegna ombre colorate su un lenzuolo, roba da divertimento infantile per non dire sovversivo? Certo non erano interessati al dibattito, al film e alle sorti del cinema, quelli che si sono avviati lestamente verso l’uscita non appena hanno cominciato a scorrere i titoli di coda e prima che iniziasse il forum.
Nel piccolo esodo spiccava l’architetto accompagnato dal politico con i baffi da uomo della birra Moretti. La loro fuga sarebbe passata inosservata e pure il vistoso paletto rosso e bianco che il baffuto impugnava sarebbe stato scambiato per un eccentrico bastone da passeggio, se un rumore secco di corpo che cade come corpo morto cade non avesse interrotto quel flusso per qualche attimo e non mi avesse costretto a girarmi. 
L’architetto, cui stava andando a fuoco la faccia, aveva calamitato su di sé tutti gli sguardi del pubblico. Sul pavimento, accanto a lui, giaceva un treppiede con le gambe di legno e la testa di metallo, probabilmente caduto dalle ampie falde del suo loden blu che lo aveva celato fino a quel momento. Raccattato l’aggeggio in fretta e furia, l’architetto si era precipitato verso l’uscita facendosi inghiottire dalla notte senza luna, tallonato dal signore con i mustacchi, che a questo punto non poteva più dirsi estraneo ai fatti. Ma dove avevo già visto quel treppiede?
Ho dovuto sfogliare un manuale della scienza delle costruzioni  per trovarne il nome e l’utilità. Quella specie di cannocchiale montato su un cavalletto si chiama teodolìte. È attraverso quello spioncino che geometri e architetti vedono le città crescere (e i cinema abbattersi). È così che nascono i cantieri.
Ma da quando è possibile entrare armati in un cinema? Don Fontanelli, urgono misure di sicurezza per difendersi dai terroristi del cemento armato. Vogliamo cinque anni di tregua. Vogliamo un metal detector all’ingresso in sala. Basta con il partito calce e martello.

 

Non tutti si servono del teodolite per fare rilevazioni come quelle eseguite nel 1929 da Ardito Desio sul K2.

 

Pubblicato il 29 marzo 2009

Torna al sommario