di Elia Bonfanti
Non faccio miracoli. Se li facessi per qualcuno, dovrei farli per tutti. Ma voi lo sapete bene, non faccio differenze. Per quanto sia uno degli aspetti controversi della mia personalità, la giustizia è il tratto principale del mio carattere. E poi perché dovrei fare miracoli per tutti? Per tutti chi? Per tutti tutti? Compresi quelli che fanno il male, che non mi conoscono, che non mi sono riconoscenti, che non mi riconoscono? No, scordatevelo.
I miracoli sono trucchi da baraccone che non ho mai praticato. Io esisto e basta. E non è un’incombenza da poco. La vostra esistenza, quella che ha messo in moto tutto non è stato un miracolo è stata creazione, poi siete andati avanti da soli, avete fatto tutto voi. Anche i miracoli, mi dicono. No, non parlatemi di quello che è andato in giro spacciandosi per mio figlio. Era uno di voi, come voi, non so se abbia fatto bene a sostenere quel che sosteneva, a darvi questa, chiamiamola così, fiducia in me, comunque, non è che uno dei tanti che agisce in mio nome. E io che volete che faccia, che li strafulmini tutti?
Ma lo sapete quanti sono i sacerdoti di alto e basso rango che parlano a nome mio e che mi chiamano con nomi diversissimi? Qualche milione. Ebbene, voi che mi chiedete i miracoli adesso pretendereste che io li cancelli dalla faccia della Terra? Ma le guerre di religione non sono affar vostro, una peculiarità alla quale vi siete dedicati con risultati sempre più lusinghieri attraverso i secoli?
Le guerre che fatte in mio nome sono quelle che vi vengono meglio perché non le combattono solo gli uomini armati, specializzati per questo compito. No, le combattono anche le donne, i vecchi, i bambini. Ammazzano e si fanno ammazzare, per Dio. Continuate pure, per me è tutta pubblicità. Se voi vi ammazzate per me, vuol dire, secondo il vostro metro di giudizio, che ne vale la pena. Sono degno di avere dei martiri, un’altra vostra bella invenzione.
Muoio per Dio! Muori in nome di Dio. In nome di Dio, ti condanno a patire per sempre le pene dell’inferno. Più ne ucciderai e più avrai meriti in paradiso. Accidenti quanti paroloni sprecate per dare e darvi la morte. Ma non ci state bene sulla Terra? Dite che ultimamente non è più com’era un tempo, o si dice che fosse, che si è fatta inospitale, che ci state troppo stretti? Beh, quando io vi consegnai a lei, sì io vi consegnai a essa, non viceversa, perché vi mantenesse e voi la manteneste a mano a mano che invecchiava non era certo ridotta in queste condizioni. Ancora una volta avete fatto tutto da soli. E anche qui tirandomi in ballo ogni volta che c’era un terremoto, un maremoto, una bufera di neve o una pioggerellina di marzo.
Ma veramente non vi riesce ad andare avanti senza pensare che, perlomeno qualche volta, non è colpa mia e, a volte, neppure vostra? Lo avete letto Baruch Spinoza? Non vi ha insegnato nulla? Eppure vi aveva spiegato molto bene che non dipendono da me i dispetti della natura, io ho solo messo in moto la macchina del mondo, ma una volta avviata non posso certo fermarla per revisionare una cosa o l’altra. Provate a pensare. L’interno della Terra, sotto quella crosta dove né io né voi abbiamo occhi abbastanza acuti per vedere quel che succede, avvengono continui crolli, assestamenti li chiamano i geologi, che producono sismi in superficie. E io che dovrei fare? Intervenire al volo per rinforzare le colonne del centro della Terra? Pensate che sia Superman? O dovrei fare come mi dipingono quelli che hanno scritto la Bibbia, uno che passa di notte ad avvisare i figli prediletti e lascia che gli altri precipitino nel baratro. Cose dall’altro mondo. Se uno si mette a ragionare come voi umani finisce che diventa come voi. Ma io sono Dio, ricordatevelo. No, non voglio fare l’imperscrutabile e neppure quello che la sa più lunga degli altri, quello che ha in testa il disegno divino, quello che vi aspetta un giorno per fare insieme una rimpatriata nell’alto dei cieli. No, non sono una creatura delle vostre fantasie.
Sono soltanto Dio, uno che passa per gli spazi siderali, un creatore, uno che inventa delle cose, alcune mi vengono bene, altre meno. Non vorrei offendervi, ma voi siete venuti un po’ male. E quelli venuti meglio tra di voi, per dirla tutta, non sono quelli che comandano. Non so perché ma qualcosa non ha funzionato nel momento della creazione.
All’epoca ero molto giovane e ambizioso. Avevo fretta di avere nuove creature nell’universo che mi rispettassero, mi riconoscessero, mi adorassero. A ognuno di voi ho messo un microchip nel cervello. Il pensiero, l’ossessione, chiamatelo come volete, dell’esistenza di Dio in ognuno di voi. Qualcuno lo usa per il verso giusto, altri ne fanno un uso distorto: lo usano per negare la mia esistenza.
Però c’è una cosa che non capisco: perché tanti di quelli che si ostinano a non riconoscermi si comportano meglio di quelli che mi adorano e mi chiedono in continuazione miracoli? Ecco, questo è il grande mistero di questa cosa che voi chiamate religione. E che in realtà è stato solo un mio errore di progettazione. O di montaggio. Avessi la forza o l’entusiasmo di un tempo, vi richiamerei tutti indietro per una revisione. Non è escluso che un giorno o l’altro accada. E voi chiamerete quella convocazione fine del mondo o giudizio universale. A seconda dei punti di vista. Per me sarà solo l’occasione di darvi un’occhiata e, se potrò, una raddrizzata. Nell’attesa, arrangiatevi. |