RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO


Vaio, ospedalino di paese

 

Come a Las Vegas. Da notare la scritta «escape» sull’insegna, accanto a «relax» ed «enjoy». Una fuga a proprio rischio e pericolo, naturalmente.

 

 

Redazione, non so chi sia stato l’estensore dell’articolo sulla morte di quel poveraccio di Salsomaggiore, che è quasi mio coetaneo. Ieri ne parlavo con mio fratello, che è il medico della Casa Protetta di Fidenza ed anche lui era molto perplesso sulle modalità in cui si è svolto l’incidente, anche se ricordava la fuga e la morte di una vecchina, qualche anno fa, dalla Casa Protetta, quando era ancora ubicata in via Berenini. 
Io sono stato ospite del Reparto di Urologia a Vaio, per un paio di settimane, tra  la fine di settembre e l'inizio di ottobre e tutto è filato abbastanza liscio. Ma sì, scherzosamente avevo scritto qualche cosa, anche qui sopra, su certi piccoli disguidi ed equivoci, che mi era stato pubblicato persino sul sito del Reparto e ci avevano riso sopra di gusto tutti, medici e paramedici.
La notte, ero l'unico, con oleodotto piantato nel pisello, che giravo, come Forrest Gump o l'anima di Banquo, nei corridoi, verso le 3 o le 4 di notte, i primi giorni anche spetezzando come un cannone contraereo per ragioni di  «danni collaterali» post-intervento.
A volte incontravo qualche infermiera/e, che mi guardava con  stupore, altre/i no, perchè, verso il  mattino, si rifugiavano in una loro stanzetta  dinnanzi alla guardiola. Non ho mai notato però che qualcuno passasse a dare un’occhiata dentro alle varie camere, per controllare come come stessero i malati, e se c'erano tutti, soprattutto. Ma la cosa non mi preoccupava, era un concerto di russamenti a livello di centinaia di decibel, tutti ronfavano della grossa. Però ora effettivamente mi chiedo: se io mi fossi allontanato per tornare magari alla magione, che dista poco dall’ospedale; magari solo per fare una pisciatina a casa mia, o per vedere se mia moglie mi tradiva col vicino di casa,non si sa mai!
A parte che avrei lasciato una scia inconfondibile di orina ed olezzi ammoniacali penetranti, per cui sarebbe stato superfluo l'intervento del Ris... Ma, scherzi a parte, ieri mi domandavo se non rientra negli obblighi del ruolino di marcia del personale paramedico un controllo periodico della presenza dei degenti nelle loro stanze. A parte che forse è più facile sparire dalla propria camera di giorno, con l’andirivieni di gente dentro e  fuori del nosocomio. Sono d’accordo anche sul fatto che sia disdicevole e pericoloso, per il malato e per gli esterni, che ci sia gente con addosso chissà quali malanni che se ne  gira per i bar e per i negozi di Vaio, come turisti della domenica. Che cosa raccolgono mai dagli estranei e che cosa mai gli trasmettono, proprio in un ospedale?
Non capisco infine il mistero del povero Villani, dolorante ai piedi, che si allontana e non fa più ritorno, col gelo di queste notti, nel calduccio della sua stanza; e rimango stupito del fatto che fosse privo dei bastoni e che i medesimi siano spariti.  Secondo me, a Vaio, si perpetua una certa bonarietà da ospedalino di paese, una certa atmosfera di famiglia allargata, accompagnata a volte da un’involontaria faciloneria, per cui tutto va bene, tutto fila liscio, siamo tutti parenti o amici e conoscenti, che era poi quella caratteristica del vecchio ospedale di Via Borghesi, dove avevo passato mesi, con le ossa rotte dopo un incidente in moto, nel preistorico 1964, sotto le cure di due miti della medicina, come i dottori Lunardi e Bacchini.
Ho seri dubbi che si riuscirà mai ad arrivare a scovare e punire le eventuali omissioni colpevoli, se ce ne sono state. Oppure colpiranno qualcuno dei paramedici, magari il più debole, quello con le spalle meno coperte. Come era successo quando avevano operato il poveraccio che stava accanto a me, nell’altro letto, in Urologia, subito dopo che aveva mangiato a quattro palmenti; si chiamava anche lui Villani, Angelo di nome, di Fornovo. Avevano incolpato un'infermiera del misfatto, ma la colpa non era sua, bensì di qualcun altro, ben al di sopra nella gerarchia di funzioni, che naturalmente aveva subito trovato un comodo capro espiatorio su cui scaricare il suo errore. Gli era poi andata bene a quel Villani; forse, durante l'intervento, avevano riciclato il contenuto del suo stomaco per offrirlo in pasto, predigerito, a qualche altro degente, con problemi di metabolismo.  A Vaio tutto si crea, nulla si distrugge! 

Franco Bifani

 

 

Pubblicato il 23 febbraio 2009

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