- Gli infermieri del turno di notte (un uomo e una donna) non hanno l’obbligo o quanto meno lo scrupolo di controllare che i pazienti loro affidati si trovino tutti nelle loro camere da una certa ora in poi? L’ospedale non è una caserma, ma non è neppure un albergo a ore.
- Durante la sua «fuga» il Villani è passato sotto l’occhio di diverse telecamere ed è stato rinvenuto proprio in un punto inquadrato costantemente da una di esse. Possibile che l’addetto alla sorveglianza dei monitor fosse distratto a tal punto da non accorgersi tutte le volte che il Villani passava davanti a un obiettivo? Tale «distrazione» è ancora meno giustificabile se si pensa che queste telecamere non registrano, cioè non rimane traccia magnetica di quanto riprendono. Questo vuol dire che o ci si rende conto di quel che accade mentre accade oppure è come non averle, le telecamere. La mancanza di una registrazione renderà tra l’altro impossibile la ricostruzione della dinamica dell’accaduto. Non esistendo immagini, si potranno fare solo supposizioni. Telecamere senza nessuno che controlli i monitor. Sarebbe questo il livello di sicurezza e affidabilità del nostro decantato ospedale?
- Esiste inoltre un sistema di sorveglianza, costituito da persone in carne e ossa che sono tenute a fare «il giro» esterno dell’ospedale (tre volte almeno a notte, ci pare). Come si chiama la ditta incaricata? Chi controlla se i suoi uomini svolgono con scrupolo il compito loro affidata?
Altre considerazioni e domande spicciole. Perché il paziente non aveva con sé i bastoni di cui si serviva abitualmente per camminare? Non sono stati ritrovati in camera ma neppure accanto al suo corpo. La morte lo ha sorpreso prima che tentasse di rientrare? Quanto di questo «fattaccio» è imputabile alla negligenza umana e quanto alle storture di una struttura dove è facile disorientarsi e perdersi anche se si è sani di mente e di corpo?
A questo proposito, va ricordato che questo episodio ha avuto almeno altri tre precedenti, lo scorso anno, anche se, per fortuna, è il solo a essersi concluso tragicamente.
Vale la pena di ricordarli, a braccio, non avendo sottomano la documentazione che ci forniranno di certo i quotidiani locali. Scritta nero su bianco.
Un degente è stato ritrovato nei sotterranei dell’ospedale. Mancava all’appello da svariate ore.
Un altro è stato fortunatamente intercettato dai carabinieri mentre camminava lungo via Togliatti.
Un terzo, che se l’era filata alla chetichella, è stato ritrovato acquattato in campagna.
Tutti e tre erano in pigiama. Anche l’abitudine di aggirarsi nel cortile interno o di andare al bar in pigiama o vestaglia non è molto decorosa. Oltre a non essere salutare per gli interessati e igienica per gli altri. È normale tutto ciò? I responsabili di ogni ordine e grado sono tenuti a risponderci. Per rassicurarci.
E coloro che, pur non avendo responsabilità precise, vedono e lasciano correre che cosa possono dire a giustificazione di tale «omertà»? Un ospedale troppo aperto e troppo facile non diventa anche un ospedale insicuro e insalubre? Una sorta di porto di mare con viavai incontrollabili e incontrollati?
Oltre alle condoglianze e a tutte le altre belle parole espresse dalla Ausl ai familiari del povero Villani, ci si aspetta ora una meticolosa ricostruzione dei fatti e l’addebito delle responsabilità.
Fidenza sta cominciando a diventare un posto un po’ inquietante dal punto di vista della salute pubblica e dell’eterno riposo. Dal cimitero spariscono i morti e dall’ospedale scompaiono i degenti. La storia comincia a diventare un po’ troppo horror. Un genere di film che non ci piace.