Devo rispondere davvero a Paolo Sirocchi, che mi indirizza una lettera tra il serio e il faceto, rivolgendomi una serie di domande, che vertono su argomenti molto diversi, e dandomi del «voi», come si usava in tempi forse non ancora del tutto elaborati dalla storia?
Lo prendo sul serio e provo a rispondergli cominciando dalla fine.
Anzi no, caro Paolo, prima devo chiarire che non ho mai preteso mi si desse del «lei». Credo però che, anche e soprattutto in una democrazia autentica, il rispetto dei ruoli e l’educazione non siano degli optional. Ritengo anche che non si possano ottenere con l’autoritarismo e con la repressione, come fan credere di voler fare i nostri governanti.
Comunque, se parliamo di «Vesna», la risposta si sviluppa in due punti (e così rispondo anche al resto).
La qualità del sistema scolastico italiano è elevatissima. Vi si svolge da decenni attività di ricerca, sperimentazione e innovazione didattico-educativa tra le più importanti del mondo e ho già invitato più volte a documentarsi opportunamente. Lo si può fare, per citare un solo esempio, consultando sul web il sito dell’Istituto Regionale per la Ricerca la Sperimentazione e l’Aggiornamento Educativi (IRRSAE) della Lombardia (o di altre regioni), istituzione dei meritori «decreti delegati», che poi ha cambiato nome almeno un paio di volte. Grazie a questa continua innovazione, che ha prodotto anche ottimi testi scolastici, la storia, come tante altre materie, non la si insegna più per guerre e dinastie, ma analizzando le dinamiche della lunga durata e della quotidianità, istituendo inoltre parallelismi con l’attualità, pur con la dovuta cautela.
Purtroppo, sulla scuola italiana spira un vento di qualunquismo, di destra e di sinistra, come sull’università. Ma ciò che ha scritto Aldo Schiavone sull’università vale anche per i vari gradi di istruzione primaria e secondaria. Ecco un brano significativo (sostituendo la parola «scuola» a «università» il senso resta inalterato):
L'Università italiana è attraversata da distorsioni non superficiali, sulle quali si avventa da tempo un qualunquismo scandalistico e trasversale, di destra e di sinistra. Ma siamo però riusciti a costruire negli ultimi decenni - pur partendo in grave ritardo - un'università di massa le cui performances complessive sono fra le prime del mondo (come rivelano bene i dati del QS World University Rankings, la cui lettura consiglio a tanti critici improvvisati): con laureati che non temono confronti rispetto alla media europea e americana. E con docenti che girano ancora a testa alta da Parigi a Los Angeles (A. Schiavone, «Il funerale dell’università», La repubblica, 30 ottobre 2008).
Non ti annoio con cifre e dati. Hai già capito che, per il principio di causalità, sia pur temperato dalla relatività, ottimi laureati il più delle volte sono stati ottimi studenti alle primarie e alle secondarie.
Le scuole non sono fabbriche che producono bottiglie o che le riempiono. L’insegnamento è comunicazione ed interazione. Gli studenti vengono da un ambiente sociale, da un’educazione, da condizionamenti e differenze di vario tipo. Hanno o, a volte, «non» hanno una famiglia, ma quasi sempre gli studenti italiani posseggono molte cose, tanto più quanto più la famiglia è assente: vestiti griffati, due o tre cellulari, automobili con cui vengono persino a scuola. Gli studenti stranieri hanno molte cose in meno: perciò sono più liberi, cioè meno condizionati dagli oggetti e dal benessere. Insomma, spesso, senza generalizzare, sono più liberi di dedicarsi a se stessi. Hai già capito, no?
Però, bisogna dire che moltissimi studenti italiani sono bravissimi e intelligentissimi. Potrebbero essere molti di più, se ci fossero tante risorse in più, per dare a tutti le stesse opportunità e premiare i meritevoli, di qualunque provenienza.
Da noi un figlio di un immigrato africano e una donna del ghetto nero non solo non potrebbero diventare presidente e first lady, ma neppure avvocati. La nostra è la società più immobile del mondo: i mediocri dominano, i migliori fuggono via. Hai letto senz’altro gli accurati e numerosi studi sull’argomento. La nostra è una delle società più diseguali del mondo. Nella scuola questa diseguaglianza viene temporaneamente sospesa. Ma si dovrebbe poter fare di più. E ci vorrebbero maggiori risorse.
Le società più mobili, che premiano il talento, investono sulla scuola, non tagliano.
Tu che sei attivo nel PD, prova a diffondere queste idee. Io ho cercato di farlo, già dai tempi dell’Ulivo e anche prima. Ma la mia voce è troppo debole e non è stata ascoltata. Se ci tieni al futuro dei tuoi figli e dei tuoi nipoti, fai di tutto perché il Pd si decida finalmente a porre la scuola come priorità assoluta.
Tanti cari saluti,
Angelo Conforti
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