di Celestino Stella
Sono qui in piazza Garibaldi, davanti al tavolo dove alcuni volenterosi dell’Italia dei Valori, cercando di tenere a bada il vento che, dispettoso, fa volare manifesti e fogli e volantini, raccolgono le firme per cancellare, con un referendum, il lodo Alfano. Il professor Pancho Pardi, senatore della Repubblica, eletto nelle fila dell’Italia dei Valori, sbuca dalla folla della «vasca» del sabato sera. Senza giacca, senza cravatta, senza auto blu e senza scorta blu, accompagnato soltanto dalla moglie.
«Buona sera, senatore, come è arrivato fin qui? Da solo?», gli faccio un po’ impacciato per la sorpresa.
«Si, sono qui da solo con mia moglie. Ecco, gliela presento».
«Buona sera, signora… Se è riuscito ad arrivare fin qui ha quindi potuto sperimentare com’é la viabilità qui a Fidenza. Lei che insegna Analisi Urbanistica, che ne pensa?».
«Arrivo da Parma; la vostra viabilità è un po’ attorcigliata. E sì che dovrebbe essere facile seguire la via Emilia, che è tutta dritta. Invece, mi è toccato entrare, uscire, svoltare di qua e di la, una cosa piuttosto stramba».
I suoi larghi gesti con le braccia sono più eloquenti delle parole.
«Ma che fa, senatore, importuna i passanti?»
«Ragazzi, sapete che cos’è il lodo Alfano?». Pancho Pardi, con convinzione e curiosità chiede, prima a due ragazzi intabarrati nei loro giacconi con il pelo di cane che spunta dal cappuccio e, quindi, a due coppie di cinquantenni ben vestite e con gli occhi fissi verso la cena, ormai imminente, in qualche buon ristorante.
«Professore, come vede, la maggior parte di questi passanti, tutti fidentini o dei dintorni, non sa rispondere a questa domanda. Non sa nemmeno che lei, nel 2002, insieme ad altri pochi professori fiorentini, inventò il movimento dei girotondi contribuendo a promuovere la mobilitazione contro la legge Cirami (sul cosiddetto legittimo sospetto, una delle leggi ad personam a vantaggio dell’attuale presidente del consiglio, ndr) da cui nacque nel settembre di quell’anno la straordinaria manifestazione di piazza San Giovanni a Roma: un milione di cittadini che da tutta Italia accolsero l’appello in difesa della Costituzione».
«Bisogna preparare dei cartelli. Vanno benissimo quelli molto simpatici che si possono scaricate dal sito internet di Cittadinanza Attiva, già belli e pronti per spiegare che cos’è il lodo Alfano e perché bisogna firmare», si intromette con passione la moglie del senatore.
«Confesso, professore, mi vergogno un po’ di questa provincialissima Fidenza. Pensi, senatore, che questi, mi sembrano normali. Mi chiedo: per essere così ignoranti su questi fatti di attualità politica cosa leggono? Forse soltanto la pagina di Fidenza della Gazzetta di Parma? Forse nemmeno quella e guardano solo la televisione?».
Senza nessun segnale di scoramento, il senatore Pancho Pardi cerca di spiegare ancora meglio a chi, forse, non sa che farne della sua puntuale e chiara spiegazione: «Il cosiddetto lodo Alfano non è un lodo ma un diktat al Parlamento da parte dell’attuale presidente del Consiglio. Lui aveva l’assoluta necessità di bloccare subito i due processi a suo carico che sono rimasti ancora in piedi. Per tutti gli altri processi che lo vedevano imputato ha già provveduto lui direttamente con altrettante leggi ad personam».
Poi, rivolto ai giovani del tavolo dell’Italia dei Valori, li esorta: «Dovete informare le persone, dovete spiegare che possono firmare, possono dare il loro contributo per indire il referendum abrogativo del lodo Alfano che ha violato il principio fondamentale di uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge, che è alla base di tutte le democrazie».
«Professore o, se preferisce, senatore, siamo noi che siamo dei marziani? Che non vogliamo renderci conto che quasi tutti quelli che stanno passando qui davanti sono già in fase di riscaldamento muscolare per Inter – Juventus, la partita che comincerà tra un’ora in Tv?».
Non ricevo nessuna risposta. Il senatore Pancho Pardi si è già allontanato. Tra poco lo aspettano altri fidentini al Centro giovanile, cioè l’ex macello.
Siccome mi sono rimaste ancora tante domande appuntate nel foglietto, dopo cena, vado anch’io all’ex macello e pazientemente attendo l’occasione per avvicinarlo nuovamente.
«Senatore Pancho Pardi, la ringrazio per averci, con chiarezza non comune, spiegato il perché di questa iniziativa dell’Italia dei Valori contro il lodo Alfano. Non le sembra un’anomalia tutta italiana quella di un presidente del consiglio che si costruisce le leggi per sottrarsi ai processi?».
«Altrochè. Ma la principale delle anomalie italiane è presente da ormai quindici anni. L’attuale presidente del Consiglio, a causa dei suoi pregiudizi penali, non poteva essere candidato già allora, nel 1994. Non si ebbe la volontà né la fermezza necessari per far rispettare la legge e per negargli la possibilità di candidarsi. Poi, una volta eletto, si disse semplicemente che ormai era stato eletto e così si è assistito a tutto il resto. L’Italia è l’unica democrazia a tollerare simili situazioni di illegalità».
«Senatore, mi scusi, ma di questi argomenti, si dice da più parti, non si deve più parlare, non sta bene e poi ormai sono vecchi, non interessano più a nessuno».
«Vi racconto allora quello che sta avvenendo in questi giorni sulla scelta del presidente della commissione di vigilanza per le attività radiotelevisive, visto che sono un membro di quella commissione, anche se, nei giorni scorsi, ho presentato le dimissioni con il collega di partito Leoluca Orlando. La commissione è detta comunemente di vigilanza Rai, ma questa definizione è sbagliata. La commissione non deve vigilare soltanto sulla Rai ma su tutte le attività radiotelevisive che si svolgono in Italia, sia quelle della Rai che quelle di Mediaset eccetera. Questa confusione sui nomi da dare alle cose, sicuramente voluta, la dice lunga su un fatto: si dà già per scontato che il Parlamento non possa vigilare su Mediaset perché lì è territorio dell’attuale presidente del Consiglio...».
«Ci risiamo, un’altra critica all’attuale presidente del Consiglio. Che fa, senatore, lo vuole rendere triste anche lei, come quei cattivoni irriconoscenti e mezzi criminali dei conduttori delle trasmissioni televisive Anno Zero, Ballarò, Parla con me?».
«Da questa situazione è nato uno sgarbo istituzionale che mai si era verificato prima, quello di privare la minoranza della possibilità di poter scegliere il presidente di questa commissione di vigilanza. È stata cioè la maggioranza che ha voluto, con la scelta del senatore Riccardo Villari, assicurarsi l’assoluto controllo di tutte le reti televisive. In nessuna democrazia esiste nulla di simile. Rispetto ai comportamenti del senatore Villari, della maggioranza e dello stesso Partito democratico poi, ci sarebbe molto da dire. Ricordo anche che l’accettazione delle dimissioni mie e di Leoluca Orlando dipendono dalla proposta di altri due nomi da parte di Italia dei Valori; se il partito non li presenterà – e sappiamo per certo che non lo farà – noi continueremo a essere a pieno titolo parte di quella commissione di vigilanza anche se, ormai, così com’è, non ha più motivo di esistere».
«Buon ritorno alla sua Firenze, senatore. Grazie. Buon viaggio anche a lei, signora».
«Tra un paio d’ore sarò a casa». A Mercatale val di Pesa, per la precisione, dove il professore prestato alla politica, abita insieme alla moglie. È già mezzanotte.
A volte la democrazia e la Costituzione ti costringono a fare le ore piccole.
Mentre qualcuno dorme della grossa tra due guanciali. O perlomeno così crede.
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