LETTERINA DI NATALE

Un secchio d’acqua pulita


 

Bambini del villaggio di Imoussa (Togo).

 

Siamo alle solite: è Natale. La festa per la nascita del Redentore è una data controversa e diversamente accolta. Chi la vuole cotta e chi la vuole cruda, chi butta in pentola gli anolini, chi i cappelletti, chi si commuove ogni volta fino alle lacrime nonostante l’aria di bontà serva a fare vendere più merci e chi non sta al gioco sbottando, immancabilmente, con la rituale frase: «Non sopporto il Natale».
Più del Natale è malandrino l’Avvento, il periodo che lo precede. È in quest’atmosfera di attesa, di messa in ammollo dei sentimenti, di sdilinquimento generalizzato, che gli uomini e le donne di buona volontà si fanno avanti per convincerci a compiere, almeno semel in anno, la fatidica buona azione che ci permetterà di crederci migliori.
Un tempo arrivava nelle case degli italiani il pacchetto delle cartoline con le opere di pittori che dipingevano con la bocca o con i piedi. Ero bambino, non pensavo che si trattasse di mutilati ma di artisti strambi. C’era da sentirsi male a non mandare la più cincischiata banconota da cinquecento lire, l’equivalente di dieci coni gelato.
Allora erano molto meno di adesso quelli che chiedevano soldi. Non c’erano mendicanti in giro, la pubblicità era confinata a pochi minuti televisivi e pochissimi avevano la televisione, la pressione per il consumismo era di là da venire.
Da quei tempi bui (nel senso che le stelle in cielo brillavano più dei lampioni pubblici e potevamo a ragione cantare a squarciagola Stille Nacht credendo che volesse dire «Notte di stelle, notte d'amore, tu sei più vaga d'un prato in fior…»), siamo stati catapultati in questa giostra iper-illuminata di neon colorati la cui unica funzione è quella di ipnotizzarci per farci comprare sempre di più. Non importa che cosa e per farne che. Tu compra, al resto penso io. Un incanto bacato, questo del consumismo, su cui Pietro Citati ha scritto per Repubblica uno dei suoi articoli più belli e ispirati. Da leggere e conservare, possibilmente da praticare (ammesso che voglia dire qualcosa «praticare» un articolo).
Ma non è questo il punto. Il punto è quello da cui siamo partiti. E cioè che per Natale, se non si è buoni, bisogna permettere che almeno gli altri lo siano. Bisogna infilare la spina dell’altruismo, che penzola inerte da un ramo dell’albero di Natale, nella spina dell’indifferenza. Sperando che qualcosa si accenda. Chi dice dalla parte del cuore, chi opta per i dintorni del cervello.
Tutta questa sviolinata per dirvi che tra le tante proposte trovate nella nostra cassetta di posta informatica, una ci è parsa più degna, concreta e credibile di altre. È un’iniziativa di una nostra concittadina, di una ragazza entusiasta e dalla faccia pulita. Perciò nessuno potrà dire: chissà chi c’è dietro.
I soldi racimolati, non da noi, saranno utilizzati per un progetto ben preciso sui cui progressi potremmo anche darvi conto in futuro, se i «soggetti attuatori» ci riterranno utili per fare informazione. Perciò nessuno potrà dire: chissà a chi arrivano, e se arrivano, i nostri soldi.
Ciò premesso, lasciamo parlare Silvia Sozzi e le sue foto.

Ciao amici,
ho gia parlato a molti di voi di questa cosa. Durante il mio viaggio in Togo ho visitato il villaggio di Imoussa, dove la gente attinge acqua per bere, cucinare, ecc. da... non saprei come definirla... se non una pozzanghera fangosa. Vi allego la foto perché le parole non bastano. Nella foto stavo prendendo un campione da fare analizzare e non vi dico l'odore che aveva la provetta il giorno dopo. Inoltre, in questo villaggio c'e' un piccolo ospedale che dovrebbe essere il punto di riferimento per cinque o sei villaggi lì attorno, ma è totalmente sfornito di qualsiasi attrezzatura medica e farmaci. E l'igiene è un'utopia, non essendoci l'acqua. Quindi la gente deve percorrere decine di chilometri per farsi curare. Durante il mio viaggio ho visto situazioni gravissime, la miseria sotto tanti aspetti. Ma questo villaggio in particolare mi ha lasciato un nodo allo stomaco, e un sogno da realizzare. Dopo mesi di ricerche sono riuscita organizzare la costruzione di un pozzo, dove gli abitanti di questo villaggio e di altri confinanti potranno attingere acqua pulita e sana! Il preventivo più basso che sono riuscita ad ottenere è di circa 12 mila euro. L'associazione Amici del Togo mi ha dato la disponibilità del loro conto corrente, così chi vuole la ricevuta detraibile può fare il bonifico.
Silvia Sozzi

Le offerte vanno versate all’associazione Amici del Togo c/o parrocchia di San Giuseppe Lavoratore, via Pascoli 2, 43036 Fidenza. Cariparma agenzia Fidenza 3 Codice Iban: IT56F0623065732000056747680.
Importante: nella causale specificare «Pozzo Imoussa».

 

Silvia Sozzi accanto al «torrentello» da cui gli abitanti di Imoussa attingono l’acqua.

Silvia con la sua «bimba» adottiva Aimee.

La «sala» parto dell’ospedale di Imoussa.
Un sorriso per dire grazie.

 

 

 

 

 

 

 

 

Pubblicato il 7 dicembre 2008

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