VI.

Il pirata della strada che terrorizzava i benzinai

L’uomo del distributore stava sonnecchiando nel suo gabbiotto, cullato dalle pale del ventilatore che smaniavano per tenere fuori l’afa, quando fu bruscamente destato da un rumore a bruciapelo inclassificabile. Sobbalzò dalla sua poltrona sfondata, come se una vespa l’avesse punto sulla lingua. E questa non è soltanto una similitudine, dato che teneva la bocca aperta e la lingua pendula come una spugna per incollare i francobolli. Una spugna che il caldo aveva disseccato. Balzò in piedi e ancora prima di aprire gli occhi fece rapidamente rientrare la lingua per umettarla. Altrimenti non sarebbe riuscito a pronunciare la bestemmia che gli proruppe istintivamente dal petto ed emise a fior di labbra uscendo sul piazzale. A svegliarlo non erano stati né api né calabroni, ma uno stridore di gomme.

 

 Sull’asfalto secco dell’area di servizio quattro tracce nere puzzavano di gomma abbrustolita. Strisce contorte. L’automobilista aveva dovuto sterzare all’ultimo momento per non andare a sbattere contro la pompa della benzina senza piombo.
         Alla bestemmia, il risvegliato fece seguire una domanda tanto tempestiva quanto pertinente indirizzata all’uomo al volante della macchina fumante e rombante davanti ai distributori.
         «È ubriaco? Voleva incendiarmi la pompa?»
         «Azzeccato amico, ubriaco marcio di sole e d’amore. La mia ragazza mi ha appena detto di sì».
         Accanto al guidatore, un allampanato sui trenta che doveva faticare non poco a tenere le gambe ripiegate in quella minuscola auto bianca decappottabile e decappottata come una scatola di sardine scoperchiata, c’era una ragazza bionda dall’incarnato fluorescente. Il colore della fifa blu.
         «Non me ne frega niente della sua ragazza né di lei. Si tolga di qui o chiamo i carabinieri».
         Mentre proferiva le sue legittime minacce si annotava mentalmente i numeri della targa.
         «Su non sia così cattivo, mi scuso per la frenata, ma ho visto il distributore solo all’ultimo momento. E poi credevo fosse chiuso».
         «E infatti lo è. Manca mezz’ora all’apertura».
         «Suvvia capo non sia così fiscale. Sono quasi a secco. Non farei dieci chilometri di più. Devo avere un buco nel serbatoio».
         «Sì e un altro in testa».
         «Buona questa. Capo, mi faccia il favore: mi riempia il serbatoio. Devo riportare a casa questa fanciulla prima che i suoi se ne accorgano, altrimenti per lei sono botte e per me sono dispiaceri».
         La ragazza si unì all’implorazione sbattendo le folte ciglia, è ciò non fu senza effetti.
         «La scongiuro signore, il mio fidanzato dice la verità. Mi picchieranno. La prego».
         C’era qualcosa di così sincero e accorato in quella preghiera che addolcì il cuore dell’uomo della pompa. Il quale aveva nel frattempo maturato un piano. Avrebbe fatto il pieno al pirata della strada e poi avrebbe telefonato in caserma per segnalare quel missile vagante sulla strada provinciale. Lo avrebbero acchiappato nel raggio di pochi chilometri. Mugugnò qualcosa per non tradire le sue intenzioni, staccò la pistola dell’erogatore e lo infilò nell’imboccatura del serbatoio.

        

La macchina se ne andò così come era arrivata. In una folata di ruggiti del motore, colpi di clacson e risate sguaiate del guidatore. L’uomo dal brusco risveglio rientrò nel gabbiotto con l’impressione di essere stato imbrogliato. Controllò le banconote a una a una con l’apparecchio che gli aveva fornito la banca. Erano tutte buone. Anzi, l’ammontare eccedeva il dovuto di un paio di bigliettoni. Il disturbo per il risveglio. Il che gli ridiede la pace e gli fece dimenticare di telefonare ai carabinieri. Mentre la poltrona con le molle rotte lo inghiottiva di nuovo e il sonno stava per ipnotizzarlo con il favore della canicola, si ricordò degli occhi della ragazza che lo avevano osservato per tutto il tempo del rifornimento. Erano occhi che chiedevano aiuto...

Continua…

        

  

 

Pubblicato il 21 aprile 2009

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