«Perché, invece di perdervi in chiacchiere sulla politica del palazzo e su chi sarà sindaco e chi non lo sarà, non vi dedicate con più attenzione ai piccoli grandi problemi della città?». È la domanda di una attenta e fedele lettrice che, anziché perdersi a sua volta in chiacchiere senza sbocchi, fa qualche esempio su quel che intende: «Le foto e la denuncia della signora Francesca Cattani sul degrado della zona attorno alla vecchia chiesa di San Michele e il fotoreportage sull’incuria del quartiere delle Carzole inviato dal signor Lorenzo Fallini». Esempi azzeccatissimi, concordiamo. Anche noi vorremmo riceverne di più.
Ci sono senso civico e frustrazione nella domanda della nostra lettrice. Amore per il decoro vero della propria città (da non confondersi con le spese per i costosi ninnoli come le panche e il fontanone) e il senso di impotenza che diventa rabbia al cospetto del disinteresse dei nostri amministratori per la mancata ordinaria manutenzione.
Tenere in ordine la propria città, ripararla, non fa immagine. Non fa guadagnare. Non fa circolare denaro. Riqualificarla, invece sì. Ma l’abbiamo già detto tante volte che ne abbiamo piene le trombe di Eustachio. Stavolta vogliamo parlare d’altro, e cioè di quello che i tromboni e i trombettieri della politica chiamano partecipazione democratica o democrazia partecipata.
Cara signora lettrice, pazienti lettori, noi di Nave Corsara siamo soltanto quattro gatti spelacchiati, mentre voi, al netto dei sei centenari (o forse no), dei neonati e di qualche altro distratto per cause di forza maggiore, siete 24 mila. Un numero sufficiente per rivoltare la città come un guanto. Se solo, per un attimo, lasciate perdere le divisioni ideologiche ereditate dai nonni della patria.
In più, avete più buon senso e più buon gusto dei vostri assessori e supertecnici comunali, come la vostra reazione alla demolizione di Villa Panini ha dimostrato.
Avete occhi e avete macchine fotografiche, avete computer e videocamere. Dunque, che cosa vi costa mettere la vostra indignazione in scrittura, foto e video affinché possiamo metterne a parte i nostri lettori che non saranno 24 mila ma una bella fetta questo sì?
Che cosa vi trattiene? La paura? Il timore di ritorsioni perché le mani lunghe di quel datore di lavoro che è l’ente pubblico possono arrivare fino a voi? Non lo crediamo, e comunque la riservatezza e garantita e la vostra identità protetta. Tanto più che, come sapete bene, pubblichiamo solo dopo aver appurato la fondatezza della denuncia.
Non avete fiducia nella vostra e nostra capacità di cambiare l’andazzo generale, improntato più alla logica degli affari che a quella del buon vivere nel consorzio civile?
Beh, non possiamo darvi del tutto torto. Però ci sono momenti favorevoli anche ai deboli. E adesso sta per iniziarne uno. Stiamo entrando nel Semestre delle Grandi Promesse. Tra pochi mesi si voterà e i nostri politici che vogliono tornare a sedersi al piano nobile del palazzo di piazza Garibaldi sono particolarmente sensibili (o ne fanno mostra) ai desiderata dei cittadini elettori. Se li osservate attentamente vedrete che da qui a là se ne andranno in giro con orecchie più sviluppate di quelle di Dumbo.
Approfittiamone. Non semplicemente per chiedere. Per farci menare per il naso fino al di là dell’ostacolo elettorale e poi chi vivrà vedrà. Esigiamo l’esigibile qui e ora. Vincoliamoli a impegni precisi. Non facciamoci incantare dai loro sogni faraonici che non cambierebbero la nostra vita. Esigiamo servizi, manutenzione e sorveglianza, per le persone e per le cose, che possano tradursi in programmi precisi e soggetti a verifica.
Non chiediamolo a quelle entità evanescenti, scomponili e ricomponibili che sono i partiti. Chiediamolo alle persone che vogliono il nostro voto.
Il dialogo con i cittadini è una sbornia che dura pochi giorni ogni cinque anni, non facciamone una carnevalata, un braccio di ferro, una gara a chi la spara (e la incassa) più grossa. Non facciamoci ingannare da quei paroloni di cui si diceva. Pretendiamo parole chiare, piccole e tascabili. Noi faremo la nostra parte, che sarà però poca cosa se voi non farete la vostra. Non è necessario presentare una lista per farsi sentire. Una lista di candidati, voglio dire.
Ma di questo torneremo a parlare e, con il vostro aiuto, a fare. Sappiate solo che è iniziata la stagione per soffiare sul collo dei nostri concittadini che occupano gli scranni dell’amministrazione pubblica e si occupano del nostro vivere sociale. Non trovate che sia giunto il momento che comincino anche a preoccuparsi? Nel buon vecchio senso della parola.
(i. s.)
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