L’OPINIONE

Poltronisti e vocati


Molto il lavoro arretrato, troppe le aspettative. «Ora ci sarebbe da compiere qualche miracolo».

 

di Mario Mantovani

Commento perso (nale) a «Obama non ci ha insegnato nulla».  Van bene le primarie (e le primizie e le primipare), e ci mancherebbe...  D’accordo sul fatto che essere figli di qualcuno dice poco e anche assolutamente nulla. Invece sul discorso della «lottizzazione» non mi trovo molto consenziente.  E partendo anche da quanto vedo da vicino (e vidi) dico che in qualche modo «pescare» tra appartenenti ad un partito, non dalla società civile o dalla società dello spettacolo, ha anche (almeno) un vantaggio: in linea di massima sappiamo cosa ci si può aspettare.  Non altrettanto potremmo dire di chi viaggia tranquillamente da uno schieramento ad un altro perchè allora sentiremmo odore di opportunismo e di carrierismo a «naso nudo».  Per capirci, difficile sapere in anticipo cosa potrà fare in politica un Berlusconi, oppure un Di Pietro, o una Carfagna...  Invece sappiamo cosa aspettarci da D’Alema, Diliberto, Bindi, ecc.  Quindi, se dietro ad un designato di partito ci fosse (ed è verosimile und auspicabile) una discussione democratica, un coinvolgimento sulle cose da fare, quindi anche una «rete» territoriale di monitoraggio degli umori (il partito), allora ecco che un lottizzato potrebbe arricchire il momento decisionale. Poi, chiaro che mica viviamo sulla luna e non è assolutamente scontato che il «poltronista sponsorizzato» sia vocato alla ricerca del bene comune.  Siamo uomini di mondo. 

 

 

 

 

 

 

Pubblicato  il 19 novembre  2008

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