Ho letto la disquisizione di Andrea Villani, e la risposta di Ivano Sartori, in merito agli scrittori.
Anche io ho pubblicato un libro a mie spese, con un editore tutto sommato abbastanza autorevole (vero: costerebbe molto meno stampare con un tipografo), anche io sono andato a vendere una copia alla volta. Tra l'altro trattandosi di un libro di presunte poesie, si presentava come appartenente ad una categoria di «prodotti» meno apprezzati dal mercato, si vendono meglio i romanzi, mi dissero.
Gli editori si approfittano di noi? Certo, anche gli idraulici, gli elettrauto, ecc. Questione di potere contrattuale: l'editore ha le rotative e noi la penna (il computer). Chi non deve fare i conti col mercato?
Ho perso anche un po' di soldi, diciamo tra le cinquecentomila e il milione di lire (quanto un weekend in Sardegna? Anno 2001). Cosa è cambiato nella mia vita? Semplicemente questo: prima tenevo i miei «versi» dentro di me, o magari scrivevo ma senza divulgare nulla. Oggi so che c’è chi legge quello che scrivo e so che, grazie a anche a questo, conosco un po’ di più me stesso.
Non sono e non mi ritengo un poeta, non sono e non mi ritengo uno scrittore. A Salsomaggiore, il libraio Cavalli mi ha detto: «Sai, il comico... (non ricordo il nome) si è fatto conoscere a Zelig, il tuo libro è sullo stesso genere, ma lui ha venduto centomila copie perchè ha un nome». Forse mi voleva consolare, ma chi lo sa, magari è stato sincero avendo torto.
Poi penso anch’io che in tanti, anche troppi, si finisca sul giornale, svalutandone la funzione e col rischio di essere pure patetici, ma perchè non rischiare? Comunque in definitiva ringrazio ma non mi serve il titolo di «scrittore», preferisco i titoli di stato. Solgenitsin ha preso il Nobel nel 1970 ed è finito in miseria, deceduto nel 2008 e senza tante cerimonie.
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