Parte dell’elettorato militante e simpatizzante dell’ex PCI si è evoluto verso la classe borghese. Andando al lavoro oppure passeggiando per le vie della città, esso si sente arrivato, in qualche modo protetto, talvolta riposato dalle fatiche dell’arrampicata sociale, spesso non vedente.
Arrivato e protetto poiché, dietro, vi è una solida azienda che è stata protetta dalla concorrenza in quanto nata come cooperativa (sgravio fiscale). Protetto poiché padre e madre erano militanti ed hanno saputo far valere l’appartenenza per i figli. Questo può darsi.
Protetto poiché lo Stato, la Regione, la Provincia, il Comune, le Municipalizzate in genere e la Sanità pubblica proteggono il posto di lavoro.
Arrivato poiché lo spiega Itanes, ente di ricerca sul comportamento elettorale degli italiani, costola dell’Istituto Cattaneo, cui rimando per delucidazioni in merito alle elezioni del 2001.
Riposato poiché «non ci devo più pensare».
Non vedente poiché ce lo spiega la Concita e la segretaria del Pd locale (Lella Bussandri? ndr)
Dice Concita (Unità del 9/12/2008): «Racconta Alice Loreti che sono in buona parte persone della classe una volta media, persone con un lavoro pagato talmente poco da essere nel bisogno. Si vergognano, si nascondono. Luciana Cimino e Alessandro Ferrucci sono andati a cercare i nuovi invisibili: italiani, cinquantenni senza lavoro, giovani madri in fila alla mensa…».
Dice la segretaria del Pd locale (il riassunto è mio): «Abbiamo partecipato a numerose manifestazioni di rilancio del Pd, per un’Italia più libera, orgogliosa della sua voglia di rinascere… La sezione sarà aperta in questi giorni (segue lista giorni), in questi orari (segue lista orari), cosicché ci possiamo vedere per due chiacchiere, per parlare di politica alla fine della giornata…».
Sull’Unità di domenica scorsa, 30/11/2008, un certo Cirami, all’ultima pagina, si chiede dov’erano i nostri governanti a partire da vent’anni fa. All’interno, Massimo D’Alema si confessa e dice di volersi impegnare (sic!) di più nel Pd.
Vent’anni fa era il 1988. Dal 1992 al 2001, la sinistra ex Pci, Pds, Ds ha governato. Poi è venuto il diluvio. Dov’era Il Pci, Pds, Ds se, adesso, persone che un lavoro ce l’avevano fanno la fila alle mense Caritas?
Dov’era D’Alema?
E alla crisi sociale che imperversa dovremmo rispondere con capannelli tra amici ed amiche nella sezione locale del Pd, la sera prima di cena per due ore scarse?
Dalla ricerca Itanes sui comportamenti degli italiani/e e risultati elettorali del 2001 si evince che sia l’elettore/trice di centro destra sia quello/a di centro sinistra hanno in comune una discriminante verso l’extracomunitario migrante: il senso di appartenenza sociale. 0,038 è l’indice uguale per i due schieramenti.
Non importa qui l’ordine di grandezza, importa qui l’uguaglianza dei numeri.
Vale a dire che è dura pensare che solo il corpo elettorale berlusconiano è razzista: senso di appartenenza alla classe, aspettative di vita, timore del giudizio sociale del famigliare, parente, amico, persona del tuo ceto, sono tutti componenti che ti tengono guardingo, misuratore e, in una parola, cacasotto.
Medesimo comportamento, sia che si voti berluscau che veltronau.
In altri termini: conformismo.
Massimo D’Alema.
Ma se non si torna in mezzo alla gente, se non si torna all’ascolto, allo studio, alla riflessione, anche per cinque anni di deserto (anche stando, cioè, all’opposizione) all’«aspetta, che vado a sentire quello là che, anche se non la pensa come me, però ha buon senso» si finisce per dire: «tanto, ho il 51%».
Sì, ma per quanto tempo ancora?
E così, adesso serpeggia il timore che il Pd locale non ce la faccia nel 2009.
Bravi, si continui così. Come Enrico Mambriani che, tanto per unire la sinistra, fonda un’altra organizzazione, più a sinistra ma separata, poiché guai a sporcarsi le mani con la massa (o le masse) della quale, però, vuoi il riscatto.
Ma per l’amor di Dio!
Senti Pd locale, facciamo una cosa: a casa gli inutili e i colposi (ho già indicato chi); poi, dev’essere Paolo Antonini il futuro sindaco? Che sia, suo sarà il mio voto, con o senza primarie. No alle primarie di coalizione: è un ricatto.
Ma per piacere, si ritorni in sezione, dopo cena, si ritorni al confronto e alla discussione, ci si confronti sulle scelte dei nostri/e compagni/e amministratori/trici. Si faccia lavoro politico, perdio. Coi militanti e i simpatizzanti, perdio.
Se no, si assomiglia sempre più alla mafia: il popolo votante, col voto che vale come il pizzo. Tu vota, al resto ci penso io.
A risentirci.