IDOLI DEL XX SECOLO


I graffi di Catwoman

 

 

 

Eartha Ktt, Catwoman, la donna gatto dei telefilm di Batman degli anni Sessanta, quando l’uomo pipistrello era ancora un fumetto e non un pretesto per strampalate filosofie superomiste, è morta il giorno di Natale in un ospedale di New York. Aveva 81 anni, era nata nel South Carolina. I quotidiani e le tv se la sono sbrigata con gallerie di foto e notizie d’agenzia. Bisogna infatti avere una certa età e voglia di ricordare per tornare  a quarant’anni fa,  quando, nel giro di pochi giorni, le capitarono due incidenti che segnarono la sua carriera di cantante e attrice. Uno grave a Washington, che le avrebbe messo i bastoni tra le ruote per parecchio, e uno minimo a Sanremo che la fece piangere per una serata. Giova ricordarli. 
È il 19 gennaio del 1968, infuria la guerra del Vietnam e Lyndon B. Johnson è presidente degli Stati Uniti dall’indomani dell’assassinio di John F. Kennedy a Dallas (22 novembre 1963). La moglie Lady Bird, per non stare con le mani in mano, convoca alla Casa Bianca quaranta signore d’alto rango e di chiara fama per una colazione di lavoro. Tra un canapé e un pasticcino, vuol discutere con loro della proposta avanzata dal marito per ridurre il tasso di teppismo e criminalità che ammorbano la vita civile nelle metropoli americane. Una variante di una canasta che sarebbe passata inosservata alle cronache se non fosse precipitata in un incidente che sconvolgerà la signora Johnson fino alle lacrime trasformandosi così in uno scandalo nazionale.
Quando a parlare tocca a Eartha Kitt, che i giornali dell’epoca definiscono «la cantante negra», questa gliele canta chiare alla padrona di casa, con tono di voce sempre più alto e alterato: «I giovani americani di oggi sono arrabbiati perché i loro genitori sono arrabbiati. E i genitori sono arrabbiati perché oberati dalle tasse e per una guerra che continua senza che si capisca il perché». Ma le madri, aggiunge la Kitt, non vogliono allevare figli per poi vederli partire per il Vietnam. Per questo, conclude: «I ragazzi di questo paese stanno facendo di tutto per evitare di essere richiamati sotto le armi e in questo loro tentativo sono aiutati dalle madri». Mentre pronuncia queste parole, Etta alza gli occhi e le mani verso l’alto con enfasi teatrale. È bella e ispirata come una predicatrice, la Cassandra di un vento di protesta che negli Stati Uniti soffia già da un anno. La presidentessa la osserva con aria perplessa, più attonita che spaventata. La First Housewife resta esterrefatta come se le avessero appena annunciato che il tacchino del Giorno del Ringraziamento si è carbonizzato nel forno. Le quattro chiacchiere casalinghe con le quaranta donne più influenti d’america si sono trasformate in una piccola tragedia domestica. Il marito la vendicherà. Per suo ordine, dì a lì a qualche giorno la Kitt sarà iscritta nella lista nera degli artisti d?america, teatri e sale di concerto la cancellano dai cartelloni, passeranno parecchi anni prima che la sua carriera possa riprendere quota e di mezzo ci sarà la fine della guerra nel Vietnam.
Neanche dieci giorni dopo, il 28 gennaio, Eartha Kitt arriva a Sanremo, dove, in coppia con Peppino Gagliardi, dovrà cantare Che vale per me, una canzone che tratta il tema della solitudine. Il napoletano Gagliardi la esegue nella più tipica e piagnona maniera mediterranea, mentre la Kitt vi mette rabbia e dolore. Quelli della sua gente e quelli suoi personali, che ancora le scottano la pelle.  Ma l’Italia canterina che non sa nulla di quel che le è accaduto e si tappa le orecchie a sentir parlare del Vietnam, non capisce. Il musicista e discografico Carlo Alberto Rossi, uno degli autori della canzone, si precipita nell’albergo della cantante e le ingiunge a muso duro di togliersi di torno. «Lei domani si finga ammalata: la mia canzone non è adatta alle sue possibilità vocali»». Eartha si ritira in camera a piangere. Solo alle cinque del mattino, e dopo quattro sedativi, riuscirà a prendere sonno. Poi l’autore di tanti successi, tra cui Le mille bolle blu e Perdonami, si scusa con ostriche e champagne. Mentre fuori si accendono i fuochi della rivolta che non accettano scuse e la Kitt, sorniona donna gatto rabbonita solo per un momento dal solito italiano double face, chissà che cosa pensa. Nessuno si prese mai la briga di chiederglielo.

 

 

 

 

 

 

Pubblicato il 26 dicembre  2008

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