di Mara Meo
Speravano che si risolvesse tutto in un weekend, i giovani del Pd. Pensavano che bastasse un direttivo, poi due, poi tre per risolvere la vexata quaestio delle primarie: farle o non farle e, se sì, con chi?
E invece eccoli ancora lì, quei poveri ragazzi, un weekend dopo l’altro, a mordere il freno e a masticare la paglia che i palafrenieri servono loro per tenerli a biada. Saranno anche purosangue di razza, come si mormora in giro, i Morza, i Malvisi, gli Stefanini, ma certo non brillano per iniziativa e libertà di parola. Loro, il fior fiore della gioventù del partito, l’avvenire di un’amministrazione di sinistra che intenda sottoporsi a un salutare trattamento anti-age, costretti ad aspettare i gerontocrati che se la stanno prendendo comoda, che tramano e girano a vuoto nell’estenuante esercizio del giocarsi la cadrega e i cadreghini annessi.
Ma fate qualcosa, giovanotti miei, invece di aspettare. Emettete un comunicato, un fil di voce o di speranza. Voi che avete studiato, prendete esempio da Raniero Gatti, il capitano del popolo di Viterbo che, stanco di aspettare i cardinali riuniti da tre anni per eleggere il nuovo papa, li chiuse a chiave (cum clave, da qui la parola conclave), li mise a pane e acqua e poi fece scoperchiare il tetto del palazzo in cui alloggiavano cosicché, esposti alle intemperie, accelerassero i tempi. Funzionò: nel giro di pochi giorni elessero pontefice il piacentino Teobaldo Visconti (1210-1275), per la Chiesa Gregorio X.
Perché non fate qualcosa del genere anche voi, giovinotti del Pd? Chiudete in una stanza i vostri presuli discordi per rivalità personali e d’affari, piantonateli e non lasciatene uscire manco uno fino a quando dal comignolo di via XX Settembre non si leverà fumata bianca e dal buco della serratura vi sussurreranno il nome del candidato insieme all’ordinazione delle pizze.
A male estremi, estremi rimedi. Siete giovanotti o bamboccioni? Se non vi fate sentire, vuol dire che siete fatti della stessa pasta dei maggiori vostri. Cioè scarsamente eleggibili.
|