CARTOLINE DAGLI STATI UNITI


La crisi vista dalla sala d’aspetto di Dio

 

Giovani americani a Miami Beach.

 

Testo e foto di Edoardo Fornaciari

Sono appena rientrato da un viaggio nel Sud della Florida. A Naples, a Sarasota, a Miami e a Key West ho cercato di capire quanto la crisi economica statunitense abbia già intaccato il benessere di questo profondissimo Sud meta e residenza invernale di molti americani danarosi. Ho cercato di fotografare la «crisi del benessere», il «paradiso inquieto», i segni della recessione. A Naples, detta la «God’s waiting room» (sala d’aspetto di Dio), stupiscono il silenzio, l’assenza, i toni sfumati che contrastano con i cartelli che offrono - li offrivano anche poco prima di Natale - sconti vertiginosi e «2 per 1», 50 e anche 70% OFF.

 

Naples. Sul viale del tramonto.

 

Qualche ricco pensionato porta in giro il proprio berretto da «veterano», le signore nascondono le rughe e i cedimenti della chirurgia sotto grandi cappelli di paglia, ma si percepiscono occhi velati. Si ostenta sicurezza, ma molte ville sono in vendita, «trattativa riservata», alla metà – o ancora meno – del valore dichiarato l’anno scorso. Le banchine del porticciolo nella baia sono vuote, gli yacht spariti. Nei grandi magazzini i prezzi sono spiattellati bene in vista. Le auto in vendita sno addirittura infiocchettate perché appaiano più appetibili.

 

Sarasota. Monumento alla «resa incondizionata».

 

A Sarasota, se si escludono un paio di turisti sotto al monumento della «unconditional surrender» (resa incondizionata – bacio del marinaio), non c’è nessuno per la strada. Nella main street una commessa si affanna a scopare il marciapiede davanti al negozio sperando di attrarre l’attenzione di qualche raro frettoloso passante. Sulla spiaggia si assiste all’ennesimo tramonto. A poca distanza, sulla piccola e deliziosa isola di Captiva i lavori per la costruzione di un paio di fastose ville neo-palladiane sono fermi. Di fronte, sulla popolare spiaggia di Fort Myers, la gente si accalca, si sgranchisce le gambe e prende il sole. Non costa nulla e molti, moltissimi, hanno già perso il lavoro.

 

Key West. «Frank the tank» al telefono in Duvall street.

 

Miami offre lo spettacolo inconsueto di ben cinque grandi navi da crociera ferme, e vuote, in porto. La spiaggia di South Beach è sporca e sovraffollata. In braghette gli americani si confrontano con altri americani e spesso scoprono di detestarsi. Il lusso è  «stare larghi», mentre oggi qui si sta stretti e tutti sulla riva del mare. I camerieri dei caffè e dei ristoranti – vuoti – di Ocean Drive si sbracciano per accalappiare avventori e davanti ai gabinetti pubblici c’è la fila.
I ponti delle Keys sono abbastanza trafficati, c’è chi si sposta e anche, soprattutto ispanici a migliaia, chi sta fermo a pescare e a tirar sera. Key West è come il circo e ci si domanda se è tutto oro quel che luccica, dai muscoli all’ostentata spavalderia.
A Naples, nella Fifth Avenue, i gioielli – l’oro – sono  offerti con il 50% di sconto. E la svendita del bene rifugio per eccellenza non è bel segnale.

 

 

Naples. La solitudine dell’americano benestante. 

 

 

Pubblicato il 28 gennaio 2009

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