FIRENZE-FIDENZA


Una faccia, una razza

 

Ton sur ton. La sua maglia Lacoste è grigio cemento (on demand?), lo sfondo è calcestruzzo compresso, la barba e i capelli sembrano usciti da una betoniera, il suo nome è Leonardo Domenici, sindaco di Firenze. Di verde gli è rimasto solo il coccodrillo, rettile notoriamente piagnucolone.

 

 

Il fatto. Alla periferia nord-ovest di Firenze c’è un’area da urbanizzare. Si chiama Castello. Appartiene a Fondiaria Sai del gruppo Ligresti. La procura delle Repubblica, sospettando episodi di corruzione, apre un’inchiesta a carico dell’imprenditore Salvatore Ligresti e di due assessori comunali e mette sotto sequestro l’area. La procura ritiene infatti che, nel corso delle trattative con il gruppo Ligresti, l’interesse privato abbia prevalso su quello pubblico. Al posto del parco, dei palazzi della Regione e della Provincia che avrebbero dovuto sorgere nell’area di Castello insieme a edifici residenziali, il Comune intenderebbe far costruire il nuovo stadio. Proposto da Diego Della Valle, patron della Fiorentina. Il sindaco Leonardo Domenici, Ligresti e l’industriale calzaturiero Della Valle si sarebbero incontrati per discutere del progetto almeno tre mesi prima che questo fosse presentato alla città. A questi tête-à- tête hanno fatto da contorno telefonate intercettate dai carabinieri. Dalle quali si ricava che al sindaco Leonardo Domenici (Pd) non va proprio a genio l’idea del parco, reclamizzato peraltro dalla sua giunta come «elemento qualificante» della nuova urbanizzazione.
Bisogna «smitizzarlo» l’osannato parco, dice al telefono Domenici. E, a scanso di equivoci, ricorre a un linguaggio tanto colorito quanto eloquente: «Io il parco lo voglio toccare non per dare ragione a Della Valle, ma perché mi fa cagare da sempre». Cagare. Da sempre. Nella culla della lingua italiana e del Rinascimento. Complimenti.
La redazione fiorentina del quotidiano la Repubblica, venuta a conoscenza dei fatti, li racconta. «Lo stadio al posto del parco, accordo a pranzo fin da giugno» è il titolo dell’articolo. Il sindaco si infuria. E che cosa credete che abbia fatto il concittadino di Dante? Ha minacciato querela.
Chissà se ha aggiunto, parlando del direttore del giornale Ezio De Mauro: «Impari a fare il suo mestiere»?

L’opinione. Capitava un tempo che a chiedere un biglietto per Fidenza alla stazione ferroviera di Milano o di Bologna te ne rifilassero uno per Firenze. Bisognava avere una buona dizione e scandire bene, magari aggiungere «in provincia di» affinché non scambiassero la famosissima per l’ignota. Una vocale e una consonante facevano la differenza.
Ora non accade più. L’outlet e Gene Gnocchi, non necessariamente in quest’ordine, hanno reso popolare il nome romanoide di Borgo San Donnino. Venute meno le somiglianze fonetiche, pare siano iniziate quelle urbanistiche. Non possiamo dire che il sindaco Giuseppe Cerri la pensi come il suo omologo dagli sfinteri lassi, non possiamo dirlo neppure del vicesindaco Paolo Antonini, però ci guardiamo attorno, sentiamo persone, raccogliamo impressioni, tiriamo le somme (provvisorie, veh!).
Riscontriamo assonanze e condivisioni. Il Partito democratico governa qui come là. Ci accomunano una cementificazione senza scrupoli, mascherata da invenzioni come la crescita demografica e teleguidata da «soggetti attuatori» ignoti al grande pubblico, una certa trascuratezza nel rispetto dei lasciti storico-architettonici e amministratori dalle maniere brusche per non dire proterve.
Ci lega ai fratelli transappenninici un architetto nato e cresciuto a Fidenza, che nel capoluogo toscano vive, esercita e insegna. È Vittorio Savi, il costruttore dei Nuovi Terragli. Pure lui è stato intercettato.  Il suo nome e qualche brandello di conversazione sono comparsi sui giornali fiorentini. Non sappiamo se le cose che ha detto abbiano rilevanza penale. Non sappiamo se sia indagato. Non siamo dei curiosoni. Vorremmo, ma non abbiamo i mezzi per esserlo. Vorremmo raccontarvi di più ma non possiamo. Se no, ci querelano. Forse perché non sappiamo fare il nostro mestiere. Forse perché i suscettibili lo sanno fare fin troppo bene, il loro.
Aspetteremo pazientemente i risultati di chi sta indagando e inquisendo.
Se il sospetto è lecito, ci viene da dire che potrebbero tornare presto i tempi in cui era facile confondere Fidenza con Firenze. E non sarà certo allo sportello della biglietteria di una stazione che capiranno fischi per fiaschi.

(i. s.)

 

 

 

Pubblicato il 5 dicembre  2008

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