FIDENZA SI RIQUALIFICA


Bentornato, Vespasiano

 

 

Abat-jour, capote, trumeau, pare-brise… le dolci parole francesi sono passate di moda come l’Art Nouveau. Per essere più trendy, ci impasticchiamo di bad english
Da qualche tempo però è arrivata d’Oltralpe una parolina che, previo pagamento di plateatico, ha messo piede qui da noi con la bella stagione e, grazie ai funghi caloriferi, non si schioda neppure d’inverno. Stiamo parlando, ça va sans dire, anzi of course, dei dehors, cioè dei tavolini all’aperto di bar e ristoranti. Coperti da una tensostruttura (possibile che non esista termine più gradevole nella lingua di Racine o di Shakespeare?), che fa ombra d’estate e protegge da venti e spifferi quando il tempo si fa inclemente.
A Fidenza i dehors sono un piacere degli occhi e della pacchia. Un aperitivo, anzi un happy hour (da non confondersi con l’after hour) nel dehor, vuoi mettere?
Ai tanti signorili dehors di piazza Garibaldi, con propaggini non trascurabili in via Berenini, via Cavour e sul sagrato del duomo se ne è ora aggiunto uno nuovo in piazza Matteotti.
Dotato di una struttura metallica da far invidia alla torre Eiffel, si trova a due passi dalla torrefazione Alby di cui è la succursale, anzi qualcuno mormora che un giorno la sostituirà.
I soliti pensionati, usi a trascorrere le mattinate ficcando il naso nell’altrui operosità, sulle prime hanno scambiato quelle putrelle a pochi passi dai giochi dei bimbi per una nuova trovata comunale. Che so, un distributore di zuppe calde dopo la latteria della rotonda e il rubinetto dell’acqua pubblica in Corea.
Le supposizioni si sono rivelate infondate dopo che, al di sotto della pensilina, ha preso forma un gabbiotto in muratura. Che sia  destinato a ospitare la macchina per torrefare?
Chi, da una panchina del parco, abbia attentamente osservato l’andirivieni di persone sempre diverse da quell’edicola, avrà subito escluso tale ipotesi.
Chi ne usciva attardandosi a trafficare con la patta, ha messo i curiosi sulla pista giusta. Quella piccola costruzione altro non è che una toilette (toh, un altro musicale vocabolo francese!). Servizio di cui si dice sia sprovvista la torrefazione madre.
«È tornato il vespasiano ed è meglio di quello che c’era davanti al cinema Italia», hanno esultato alcuni vecchietti incontinenti armeggiando sotto la cintura. Alludevano alla latrina in stile in pé che esalava miasmi di urina e acido fenico in piazza Pontida.
Calma ragazzi, questa è una signora toilette, anzi una madame, circonfusa da aromi di caffè qualità moka e arabica, da aspirare a pieni polmoni insieme al profumo del vicino cedro del Libano. Sempre che qualcuno non lasci aperta la porta della toilette da cui fuoriescono intensi effluvi di arbre magique. Un’altra parolina francese, perbaccolina. Anzi parbleu!

 

 

 

Pubblicato il 9 novembre  2008

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