Molti avranno letto l’allarme lanciato attraverso la stampa locale: se non aumentano le iscrizioni, il liceo classico sparirà dal ventaglio degli istituti superiori di Fidenza. Per ora, gli iscritti sono soltanto 16. Non bastano. Da quest’anno devono essere 25 contro i 20 degli anni precedenti. La «riforma» Gelmini comincia a far sentire i suoi effetti.
Ma non è di questo che intendiamo parlare. Prima di fare dell’accademia politica sulla scuola, occorre salvare il salvabile, cioè il «D’Annunzio». Dopo parecchi decenni di vita propria e autosufficiente, a parte gli stentati esordi con l’accorpamento del ginnasio alle Medie Carducci, l’accantonamento alle Orsoline e quindi la sua stagione più felice con la duratura sistemazione nel palazzotto dell’ex Casa del fascio, poi del popolo, di piazza Matteotti, sono arrivati il lento declino con l’assorbimento nel Paciolo, che lo ha trasformato per crasi nel «Paciunzio», e ora si profila l’ora fatale dell’estinzione.
Chi si è già iscritto dovrà ripiegare su altre scuole. Gli istituti omologhi di Parma e Piacenza, già al completo, non accettano altre iscrizioni. Dover rinunciare alla scuola che si è scelto non è il modo migliore per cominciare la propria carriera scolastica e affacciarsi al mondo degli studi al di fuori della fascia protetta dell’obbligo.
Diversi redattori, collaboratori e lettori di Nave Corsara hanno frequentato il Classico senza restarne negativamente segnati. È a loro che facciamo appello affinché dicano una parola a favore di questo indirizzo scolastico. Raccontino in che maniera sono usciti indenni da una scuola su cui pregiudizi e timori sono tanto infondati quanto duri a morire. A chi ha attraversato la temibile prova senza uscirne traumatizzato chiediamo semplicemente di ristabilire la verità senza fronzoli. Sia da chi l’ha superata quaranta come quattro anni fa sollecitiamo parole di incoraggiamento per evitare che Fidenza, sempre più ricca di cemento e di superfluo, sempre più povera di fabbriche e di istituzioni pubbliche, non sia privata di un’officina di cultura e di un ambiente educativo che ha contribuito a plasmare la sua popolazione.
Vi conosciamo per nome tutti, a uno a uno, voi che avete fatto il Classico e ci leggete. O vi date una mossa e lo scrivete senza ulteriori esortazioni, il vostro tema, o faremo l’appello chiamandovi alla cattedra a uno a uno.
Sì, d’accordo, non saranno i tredici-quattordicenni in procinto di lasciare le medie a leggervi e a farsi convincere. Però, magari farete presa su di un genitore, uno zio, un insegnante, che potrebbe trovare nelle vostre parole una ragione in più per aiutare degli adolescenti disorientati, forse spaventati, a scegliersi l’avvenire.
Sarebbe bello, ci sia consentito un sussulto di orgoglio, poter dire che Nave Corsara ha in qualche modo contribuito a colmare il gap che separa l’insufficienza (numerica) dalla sufficienza.
Sì, politici, amministratori, dirigenti scolastici, insegnanti, genitori faranno la loro parte. Chiederanno deroghe, supplicheranno il Provveditore e via di questo passo. Ma i tempi si allungheranno. E forse arriveranno troppo tardi. Se qualcosa può essere fatto, deve essere fatto subito. Da noi e da voi.
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