DIFESA D’UFFICIO


Sempre i vigili nel tritacarne mediatico

Mi sento in dovere di fare alcune considerazioni sui «vigili», visto che si tratta del mio lavoro e quindi ne so qualcosa. 
Premesso che, parafrasando la frase di uno scrittore: «La gente che conosco ha due mestieri: il suo più quello di insegnare ai “vigili”».  Poi ecco un’altra premessa: assodato che «i vigili non si vedono mai in strada», è ovvio che le opposizioni consigliari, di destra, di sinistra o di centro che siano, abbiano buon gioco ad attaccare un sindaco con lo stesso argomento, e difficilmente si sente la gente lamentarsi di impiegati, geometri e via dicendo (strano fenomeno, mi pare).  Brunetta almeno ce l’ha con tutti i dipendenti pubblici, il che è molto democratico. 
Poi volendo infierire sui vigili, se serve, ci sono tante varianti: «sanno solo nascondersi e fare multe», «se volessero fare soldi si metterebbero davanti a casa mia, invece non ci sono mai», «danno la multa a uno che fa i settanta e a quelli che sorpassano non fanno nulla», «danno la multa a me che non ho la cintura e intanto in piazza spacciano».  Va bene, in genere sono frasi di chi ha preso qualche «multa», e comunque è inevitabile che si parli dell’argomento, visto che anche i media ci danno che ci danno.  Poi, e lo dico per conoscenza diretta, ai rappresentanti del popolo non sembra vero di poter mettere divieti e limitazioni, soprattutto vicino a casa, e vallo a spiegare che ogni divieto in più è una sconfitta dell’amministrazione perchè il difficile è farli rispettare. 
Anche gli amministratori, insomma, insegnano ai vigili a fare i vigili.  Ah, eccoci al nocciolo della questione: i media. Tutto iniziò quando i politici si accorsero che sulla «sicurezza» ci si giocano i voti, e con l’elezione diretta dei sindaci ahimé il popolo sa a chi rivolgere le proprie istanze!! Dopo il 2001, tra l’altro, il vento d’America soffiò forte sul tema sicurezza, e il mito americano della «tolleranza zero» irradiava già da tempo l’universo mondo.  La tolleranza zero in Italia è spessissimo in bocca a persone e personalità che comunque la intendono rivolta a terzi, del genere «armiamoci e partite», e scusate se la liquido così sbrigativamente, come argomento.  Io  sono un testimone del buon esempio nel mio piccolo, non costa nulla, ma non è assolutamente di moda, neppure tra i «superiori». 
Per capirci, faccio il possibile per non pretendere dagli altri più di quanto pretendo da me stesso, ce la metto tutta e credo di riuscirci.  Invece imperano i bei discorsi sulla sicurezza, i distinguo, le interviste, le conferenze stampa, ecc.  Accade così che non sono i giornalisti ad inseguire le notizie ma al contrario sono le notizie (cioè i politici) che inseguono i giornalisti, e non mi riferisco solo al livello nazionale, sia chiaro.  In questo meccanismo resta schiacciata la verità. Detto fuor di metafora, noi «vigili» finiamo continuamente sul giornale, ma senza nessun diritto di replica. Se pensiamo ad esempio al can can seguito alla vicenda di Emmanuel emerge con chiarezza che la gran parte delle persone ha preso posizione in modo netto a seconda della convenienza politica o dell’appartenenza ad una categoria determinata.  Ad esempio i commercianti e i vigili a favore dei vigili e altri contro, oppure la destra con e la sinistra contro, ecc.  Insomma stupisce che ognuno di noi abbia una posizione «a prescindere».  E in questo modo di ragionare ci vedo alcune vittime; la ragione, la verità e quei poveri singoli «vigili» che erano presenti ma hanno solo partecipato all’operazione senza avere neppure sfiorato Emmanuel (e in fondo anche i «vigili» come categoria). 
Qualcosa di certo è andato storto, ma non sappiamo se qualcuno lo ha picchiato, se ci sia stata colpa o dolo, perché non eravamo presenti, sappiamo invece che su sei o sette «vigili» certamente più d’uno non ha avuto parte attiva nell’«incidente» ed ora si trova nel tritacarne.  A loro va la mia solidarietà.  E sia chiaro che non sto difendendo alcuno degli agenti coinvolti, non so nemmeno chi sono.  Il razzismo nella nostra società c’è e possiamo vederlo in faccia senza problemi, abbronzati o meno.  Tra l’altro il razzismo dopo le elezioni Usa, fortunatamente, sta perdendo quota.  Chiedo a voi tutti infine; quante volte sul giornale o in Tv (soprattutto a livello locale, ma non solo) sono descritti gli errori «dei vigili» e quante volte gli errori di altre forze di polizia, (forse che i «vigili» sono più cattivi degli altri)?  Per caso c’entra il fatto che siamo «al servizio» dei sindaci e quindi «vittime» della opposizione di turno?

Riflettiamo su questo, grazie.

 

Pubblicato il 10 novembre  2008

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