Carissimi corsari,
mi dispiace sinceramente per il prof. Uni, ma non è colpa mia se il resoconto del suo intervento è così striminzito. Io però avevo premesso un «se davvero era tutta lì», riferendomi alla sua argomentazione. Inoltre avevo posto una serie di interrogativi e non giudicato le persone ma i loro (eventuali) argomenti. Il titolo è redazionale, come sa chiunque legga un giornale. C’è un «se» anche all’inizio dell’ultimo capoverso. Quanto alla noia del prof., se 60 righe inquadrate strette e pubblicate con caratteri larghi (14 punti) gli sembrano noiose, come farà a leggere qualcosa che non sia il menu di una pizzeria? E poi a me interessa soprattutto non annoiare i miei studenti e non essere considerato «peso» dai miei dirigenti.
Diverso è il caso della prof. Callegari che si permette di giudicare chi non conosce affatto. Anche in questo caso sarebbe meglio si rivolgesse, per sapere qualcosa di me, ai miei studenti, ai dirigenti delle scuole in cui ho insegnato, a quelli dell’ex Irrsae Lombardia presso il quale ho svolto funzioni di ricercatore, ai suoi stessi colleghi di Liceo, persino a qualche suo parente. L’ intervento che ha fatto in consiglio è integrale e gli argomenti che utilizza sono tutti da leggere. Se fosse vero che l’unico ragionamento che svolge è quello che riassume nella sua offensiva risposta, dovrebbe almeno chiedersi se il presunto dato di fatto da cui prende spunto corrisponda o meno alla realtà. Ed è del tutto scontato che la sua analisi ideologica comincia proprio da lì. Ed è anche piuttosto curioso che gli eredi dell’Inquisizione accusino altri di essere dei Torquemada.
Questa comunque è la mia definitiva risposta sul tema. Non credo all’utilità dei dibattiti televisivi in cui si oppongono due schieramenti e tantomeno alle loro imitazioni telematiche. Il dialogo poi diventa totalmente impossibile tra chi dice ciò che pensa e chi deve in qualche modo difendere una logica di schieramento. Continuerò a difendere l’idea che la scuola sia il settore in cui investire risorse finanziarie per estendere i diritti, l’uguaglianza, il pluralismo e la democrazia nell’interesse generale e per un futuro migliore. La destra, soprattutto quella italiana, priva di senso dello Stato e del bene comune, la più antidemocratica, monopolista, classista e razzista d’Occidente, difende interessi particolaristici di alcuni ceti e classi sociali ben definiti, operando per concentrare ricchezze e privilegi nelle mani di pochi e negando diritti e opportunità alla maggioranza. Ma non ha il coraggio di dirlo: fa finta di agire per gli interessi di tutti, si traveste da Robin Hood, si proclama persino socialista! Ma l’interesse di tutti spesso non è altro che qualche sondaggio o l’Auditel delle Tv Mediaset e sue controllate.
E poi, francamente, questi esponenti della destra ripetono tutti le stesse cose, addirittura con le stesse parole. Chissà da chi le hanno imparate? Sembrano giocattoli caricati a molla. Ne ho comprato uno per la mia gatta, ma non lo degna di alcuna considerazione. Allo stesso modo intendo comportarmi io.
L’unico rimedio alla cecità ideologica, alle logiche di schieramento, ai pregiudizi, alle «verità» preconfezionate, è studiare, studiare, studiare.
Ora mi fermo, perché non so neanche se il prof. Uni è riuscito ad arrivare fin qui (una cartellina scarsa, 34 righe esclusi saluti e firma, interlinea multipla, carattere 11).
Tanti cari saluti,
Angelo Conforti
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