DECRETO GELMINI


Inesperti e per di più chiacchieroni

 

Gentile Signor Tecnico dei Servizi della Ristorazione Alessio Quarantelli,

         come le avevo anticipato lei è una inconsapevole e incolpevole vittima della disinformazione che circola nel nostro Paese ed i cui autori sono proprio i governanti che controllano la comunicazione.
         Le perdono le sue intemperanze verbali e le sue conoscenze distorte, anche se persevera nel non informarsi su di me e sulla mia esperienza didattica, come potrebbe fare semplicemente consultando la dirigente scolastica dell’Istituto in cui si è diplomato, oppure qualcuno dei professori che vi insegnano (Agosti, Canali, e altri).
         Magari ci siamo incontrati, quando l’anno scorso ho diretto un’iniziativa su cinema e cucina che coinvolgeva soprattutto voi tecnici della ristorazione al Palazzo dei Congressi.
         Purtroppo una delle distorsioni della nostra democrazia è che tutti parlano di quasi tutto, anche su cose di cui non sono per nulla competenti. Perché non si discute su Internet o in TV di come si cura una malattia? O di come si costruisce un palazzo? Perché per adesso si rispetta ancora la competenza di alcuni professionisti? Speriamo che anche in futuro i medici e gli ingegneri non siano nominati dal governo. Persino Bossi si era fatto scappare che all’istruzione ci vorrebbe qualcuno il quale almeno avesse fatto l’insegnante!

       Ora, io non intendo più discutere su questo argomento, su cui non serve avere opinioni. Serve solo avere conoscenze e competenze specifiche. Quindi questa è l’ultima replica, non a lei soltanto ma in generale.
         D’ora in poi farò riferimento alla realtà, non al mondo virtuale dei dibattiti mediatici in cui le idee sono solo quelle dei rispettivi schieramenti.
         Qual è dunque il problema? Il governo toglierà finanziamenti per 8 miliardi di euro a scuola e istruzione e per difendere questa scelta ha avviato una notevole campagna di falsificazione, di cui lei è vittima. Fermiamoci a questo aspetto, perché il discorso su tutto il resto diventerebbe complesso. Lei non si fida di me, quindi cito altre fonti, da cui si evince che ci sarebbe piuttosto bisogno di maggiori investimenti, se si vuole seguire la strada degli altri Paesi sviluppati.

Da Garamond didattica digitale:
         Qui di seguito riportiamo un estratto dei dati forniti dallo studio internazionale più recente e accreditato, quello dell'OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, a cui aderiscono 30 paesi): lo studio «Education at a Glance» è del settembre 2008, e riporta in modo comparativo alcuni indicatori su quanto gli stati investono in istruzione rispetto al loro PIL e al totale della rispettiva spesa pubblica. Ecco alcuni dati, riferiti all'Italia e ad alcuni altri paesi, relativi all'anno 2005:


Rapporto spesa per l'istruzione sul PIL

%

Italia

4,4

Francia

5,7

Portogallo

5,4

Norvegia

7,0

Polonia

5,5

Media OCSE

5,4

Da questo dato emerge con chiarezza che, se nel nostro paese si volesse quanto meno equiparare la spesa per l'istruzione alla media OCSE, la si dovrebbe incrementare di un punto percentuale, equivalente a circa 12 miliardi di Euro in più rispetto a quanto si spende oggi. Al contrario, la riduzione di spesa di circa 8 miliardi di Euro prevista dalla recente manovra finanziaria riduce la percentuale al 3,9, misura che ci collocherà presto al penultimo posto nella graduatoria OCSE.
Ecco invece il dato relativo al totale della spesa pubblica:


Rapporto spesa per l'istruzione su spesa pubblica

%

Italia

9,3

Spagna

11,1

Irlanda

14,0

Messico

23,4

Corea

15,3

Nuova Zelanda

19,4

Stati Uniti

13,7

Repubblica Slovacca

19,5

Media OCSE

13,2

Come risulta evidente, anche su questo parametro l'Italia risulta in posizione di notevole ritardo rispetto alla media, collocandosi in verità all'ultimo posto nella graduatoria generale.
Sul tema della spesa in istruzione sono disponibili anche altre ricerche, nazionali e internazionali, consultabili online (Censis, rivista Tuttoscuola, gli stessi dati forniti dal Ministero dell'Istruzione) che attestano gli stessi elementi quantitativi non confortanti per il presente e soprattutto per il futuro del nostro paese e delle giovani generazioni.

Da Tuttoscuola:
Il presidente del Consiglio e il ministro [l’avvocato Gelmini, abilitata con falsa residenza a Reggio Calabria] continuano a dire che il 97% della spesa pubblica della scuola serve a pagare gli stipendi di chi ci lavora. Vengono smentiti non dal Pd ma dall’Ocse nella pubblicazione «Education at a Glance, 2007». Infatti, i dati della spesa corrente per il personale, raffrontati con quelli di altri Paesi, risultano questi: Italia 80.7, Francia 80.7,  Germania 85.1, Gran Bretagna 69.7, Media Ocse: 80.1 Di conseguenza l’Italia risulta allineata alla media Ocse ed ha una spesa per gli stipendi inferiore a quella della Germania.
         Questa è la realtà, per chi vuole guardarla, senza farsi condizionare dalla propaganda di chi ha obiettivi particolaristici che attentano all’interesse generale e precipiteranno l’Italia nel buio.
         Aggiungo inoltre, come ho avuto modo di precisare in altri interventi sul tema, che le retribuzioni degli insegnanti italiani sono le più basse del mondo, secondo studi indipendenti soprattutto americani (non sovietici). Dalle stesse fonti si desume che le ore di lavoro medie settimanali dei docenti su tutto l’anno solare, anche durante le cosiddette e presunte vacanze, ammontano a 42 nel 1995, salite a circa 50 dal 2005 per ulteriori incombenze assegnate ai docenti: alla faccia del ministro Brunetta che ha sostenuto ideologicamente e in probabile malafede che il lavoro del professore è part time!
         Ma questo lei lo sa già, visto che avuto ottimi insegnanti.
         In bocca al lupo,


Angelo Conforti

 

 

 

Pubblicato il 3 novembre 2008

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