DAY PRIDE

Orgoglio borghigiano

 

Cari amici di Nave Corsara,

Volevo ringraziarvi, anche se con un po’ di ritardo, per la bellissima iniziativa di sabato scorso sulle botteghe di Fidenza.
È stato un momento importante di aggregazione, di orgoglio e di memoria di quella Fidenza che ormai, purtroppo, va scomparendo, il tutto condito dall’ironia di quelle persone che hanno fatto la storia (perché è di questo che si tratta) della nostra cittadina negli ultimi decenni.
Questi personaggi hanno contribuito e contribuiscono a tenere vivo il carattere della nostra cittadina.

Fidenza, nonostante stia crescendo, riesce e restare un borgo, un locus amoenus dove tutti si conoscono e si sentono legati alla realtà in cui vivono; una cittadina in cui si vive bene e ci si può ancora rilassare, facendo una passeggiata, un giro in bicicletta o, semplicemente, sedersi su una panchina e ricambiare i saluti degli amici che passano.
È questo che mi affascina della nostra città: il fatto che, nonostante tutto, non sia una città!
Andando a studiare a Parma, ho avuto la conferma di quanto mi sia estranea quella realtà: anche se non è una metropoli, è troppo grande e caotica, mi fa sentire un individuo astratto, un numero in mezzo a tanti altri.
Invece, a Fidenza ci si può ancora sentire a casa, tassello importante di una società in cui tutti contano per la loro individualità.

E poi, ragazzi, ma quant’è bello il carattere di noi fidentini!
Nessuna spocchia da cittadini, come quei villani arricchiti dei parmigiani, ma l’umiltà autoironica che ci deriva dal nostro recente passato di borgo agricolo, così come quella capacità di non perderci mai d’animo e, anche di fronte a una tragedia, di riderci sopra e di rimboccarci le maniche per mettere a posto le cose.
E la cosa che più mi stupisce è che questo carattere si trasmette, come una dolce malattia, a quelli che vengono a vivere a Fidenza, siano essi salsesi, tedeschi o senegalesi!

Dal vostro documentario traspariva in maniera evidente questo carattere, comune a tutti quei campioni della «borghigianità» che sono i nostri negozianti più, diciamo così, tradizionali.
In quelle persone, ho potuto vedere una summa di quello che significa essere fidentini, anche se alcuni di loro non sono nati a Fidenza.
Queste persone, ancora più dei loro negozi, sono un tesoro prezioso, che deve essere valorizzato: la loro memoria, la loro esperienza, deve servire a formare nuove generazioni di fidentini, che siano sempre animati da quello spirito umile da contadini e non inseguano chimere lontane.
In questo senso, la vostra è stata un’opera di valore altissimo che spero essere la prima di una lunga serie.

Purtroppo, le nostre botteghe sono quasi tutte destinate a scomparire, più che per le regole del mercato (la presenza dell’outlet non ha fatto scappare la gente dal centro storico di Fidenza, per fortuna), per raggiunti limiti di età dei gestori che, in un’epoca in cui i giovani hanno perso il senso del limite (e della realtà), non hanno trovato degni sostituti.
Io credo, però, che la nostra tradizione non risieda nei negozi, ma nelle persone che li gestivano e in tutti gli altri personaggi che animano la vita del Borgo, in ogni sua sfaccettatura, contribuendo, col loro agire, a mantenere vivo lo spirito in cui tutti noi fidentini, giovani e vecchi, ci riconosciamo.

Probabilmente, coi miei articoli precedenti, ho dato un’impressione diversa a chi ha voluto fermarsi alla superficie dell’apparenza, ma spero, con questo pezzo, di averli fatti ricredere.
Io, Alessandro Stefanini, sono fiero di essere fidentino, non cambierei la mia cittadina con nessun luogo al mondo e spero di poter trascorrere a Fidenza la mia intera vita, facendo il possibile per renderla un posto ancora migliore, sempre conscio però della sua tradizione.
Anzi, vi dirò di più: il mio piccolo sogno è quello di diventare uno di quei personaggi conosciuti e stimati da tutti, che racchiudono in sé il nucleo della tradizione borghigiana.

Concludo chiedendo scusa per lo stile di questo articolo: so di aver fatto di meglio, ma ho cercato di riportare idee che, più che dal cervello, provengono dal cuore.

Cordialmente,
Alessandro Stefanini

P.S.: Professor Trevisan, precisando di non aver affrontato studi classici, ma scientifici, volevo farLe notare che, anche nella versione gratuita, GoogleEarth aggiorna le immagini circa una volta ogni anno e mezzo. Infatti, come si evince dalle informazioni presenti sul sito, le immagini hanno un’età che va dagli uno ai tre anni. In ogni caso, nell’immagine non sono presenti né i lavori nel piazzale della stazione (e i Nuovi Terragli sono nella fase iniziale della costruzione), né quelli del sottopasso di Vaio, cosi come appaiono ancora in costruzione la nuova sede della Pinko e tutta la parte nuova dell’Outlet. Del quartiere Villa Ferro si notano solo le prime case, ma si distingue già tutta l’area che occupa oggi, già spianata e dotata di strade. Questo perché la foto satellitare a mia disposizione è dell’aprile 2006 (né io ho mai preteso che fosse presa in tempo reale). Tuttavia, l’immagine che ho utilizzato per documentare l’espansione dell’abitato di Fidenza è stata da me aggiornata, evidenziando le aree costruite dai primi anni 2000 ad oggi. L’immagine del circondario di Fidenza è invece utilizzata semplicemente per rendere l’idea dell’effettiva area urbanizzata che, in effetti, è cresciuta di meno dell’1 per cento dal 2003 ad oggi. La voglio infine ringraziare dell’offerta di darmi delucidazioni sull’argomento, di cui Le sarei grato, e della buona considerazione che esprime nei miei confronti. Se vuole contattarmi direttamente o spedirmi materiale, il mio indirizzo e-mail è alessandrostefanini@libero.it.

 

 

 

 

Pubblicato  il 18 novembre  2008

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