CANDIDATI CANDEGGIATI


Riesumato Mario Cantini

 

Mario Cantini, 56 anni, direttore amministrativo dell’ospedale di Vaio (Fidenza). Ex comunista, ex socialista, probabile candidato sindaco del Pdl. 

 

 

Vedo Mario Cantini su un giornale locale. Sembra la controfigura di suo padre Arturo. Sto parlando della faccia. Non so il resto.
Arturo Cantini, origini toscane, partigiano e socialista, fu sindaco di Fidenza negli anni Settanta. Vi arrivò attraverso un percorso politico tribolato che lo portò dalle file del Psi a quelle del Pci passando attraverso il Mas, una piccola formazione di socialisti dissidenti (da sinistra mi pare) di cui era stato uno dei fondatori. Un gruppo effimero che si dissolse nel giro di pochi anni.
L’elemento di spicco era proprio lui, Arturo, politicamente tanto abile e astuto quanto era affabile nei rapporti personali. Ma allora la politica non era gridata come oggi. Gli eccessi erano al massimo melodrammatici, tipo qualche urlata in consiglio comunale, giusto per deliziare le orecchie di Marchetti, il sindaco che l’aveva preceduto, noto melomane.
Per il resto vigevano le regole della cavalleria, della coerenza. Certo, c’era molta faziosità in giro, senso della famiglia (politica) e spirito di corpo. Chi nasceva quadrato non poteva morire rotondo. Sospettiamo che per accedere al piano alto di via XX Settembre, dove aveva sede il Pci, e da lì a quello del municipio, Arturo avrà dovuto fare domanda scritta e autocritica orale. O forse no, dato che portava in dote un bel pacchetto di voti e fece mancare al socialdemocratico Marchetti i seggi per continuare a governare.
Purtroppo l’avventura di Cantini fu stroncata prematuramente. Se lo portò via un male incurabile attorno ai sessant’anni.
(Chiedo scusa per questo pressappochismo, per le imprecisioni e per gli eventuali errori, ma ricordo a braccio: Nave Corsara non possiede un archivio su quei tempi remoti).
Figure come quella di Arturo Cantini, un amministratore che si rendeva conto di abitare a Fidenza e non a New York, uno che per andare a Roma a parlare con un ministro prendeva il treno, biglietto di seconda classe, ci danno un’idea della la siderale distanza che li separa dagli assessori di oggi.
Tutto questo per dire che non si capisce che cosa c’entri Mario, a parte gli evidenti cromosomi, con la storia di Arturo. Pensavamo che il filo dell’ereditarietà (politica) si fosse spezzato.
Anche perché la frequentazione della politica da parte del figlio è stata di breve durata, mentre il padre l’ha masticata per una vita.
Può Mario Cantini, classe 1952 (nato il 26 novembre), ricominciare di punto in bianco?
«È la società civile che si fa avanti e rivendica un suo spazio», spiega qualcuno. 
Ah, sì. E che cosa vuol dire «società civile», che si è dei perfetti sconosciuti? Che non si ha la tessera? Che si è degli ignoti, celebri unicamente nella cerchia dei propri colleghi di lavoro e amici delle partite di calcetto?
Pensavamo che volesse dire qualcosa di socialmente più rilevante, tipo essere esponenti in vista di qualche movimento, che so, di volontariato sociale, di disoccupati disorganizzati, di un collettivo di co.co.co dei call center, di tifosi della curva sud, di raccoglitori di funghi, di collezionisti di carte di caramelle, di soci della birra e via elencando. Mi pare che Mario non sia niente di tutto ciò. E poi questa società civile non ha qualcuno di più giovane da mandare in campo?   
Infine, Mario non ricordiamo di averlo visto né udito a un dibattito pubblico negli ultimi vent’anni. A meno che non sia questo il suo principale merito e una buona ragione per presentarsi.
Da coetaneo a coetaneo: Mario, chi te lo fa fare? (i. s.)

Ps. Dalla buca del suggeritore vengo a sapere che Mario Cantini ricoprì la carica di assessore negli anni Ottanta, sotto Claudio Rossi, allora entrambi comunisti, prima che l’uno diventasse socialista (Mario) e l’altro manager privato. Cavolo, ma erano gli anni Ottanta! Un intruglio che ci siamo già bevuto. I peggiori anni della nostra vita. Ivi compresa la politica. Ivi compresa a Fidenza. È stato più di vent’anni fa. Prima del letargo. Pensavamo di esserci risvegliati. Pensavamo che Forza Italia-Pdl non avesse più bisogno di personaggi e interpreti della cosiddetta prima repubblica. Che ne avesse cresciuti e svezzati di suoi. Tipo Stefano Tanzi. Tipo Fabio Fecci.

 

 

Pubblicato il 18 gennaio 2009

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