COCA, CASA E CHIESA


La poligamia arriva in Renault

 

L’arcigno cardinale. Sua eminenza Carlo Caffarra, arcivescovo di Bologna.

 

Che cosa accomuna Carlo Caffarra, arcivescovo di Bologna, e Marco Sarto, sindaco di Caorle? L’intolleranza, saremmo tentati dal rispondere. Ma preferiamo dire la permalosità ideologica, per non essere infilzati dal primo bigotto di passaggio. Il cardinale di Samboseto ce l’ha con la Renault Scenic. Il primo cittadino della cittadina adriatica se la prende con la Coca Cola. Due marchi commerciali mica da poco invisi a personaggi altolocati e bersaglio di autorevoli rimbrotti.
La macchina francese, mostrando quel papà che scarrozza beatamente e incoscientemente figli nati da mogli diverse, mina l’indissolubilità del vincolo matrimoniale e inneggia alla poligamia. La nota bibita di Atlanta istiga invece alle vacanze in famiglia, alla scarpetta «nel ragù della mamma», ai piaceri domestici invece che alla tintarella sul litorale veneto. La multinazionale del soft drink ci preferisce a casa a succhiare una Coca piuttosto che a farci succhiare il sangue (e forse altro) dalle zanzare caorline.
Caspita, i due ce l’hanno con l’influsso deleterio della pubblicità che svuota le teste e gonfia le pance di bollicine e spermatozoi. Urgono bacchettate sulle dita. Non si possono offendere impunemente il sacramento del matrimonio e il dogma della vacanza fuori casa. È in nome delle rispettive religioni, dei propri interessi di bottega che le due autorità locali si sono scomodate.
L’uno invoca il rispetto della monogamia, l’altro denuncia la concorrenza sleale.
Poveri piccini costretti a ingurgitare bottiglioni di Coca invece che divertirsi con i castelli di sabbia sui lidi veneti. Povero harem  costretto ai capricci di quei califfi dei mariti al volante di oscene vetture francesi.
Chi glielo ha fatto fare ai due di entrare a gamba tesa in una scena nazionale già affollata di nani e ballerine? Mettiamo che il sindaco di Caorle, come altri della sua regione, cerchi folclore e pubblicità  parassitaria, ma come si spiega la boutade dell’alto presule, dell’arcigno teologo, del dottore della Chiesa che si mobilita così tanto per così poco? Svista? Perdita di senso della realtà? Presenzialismo ecclesiale? Difficile dire senza correre il rischio di essere banali e irrispettosi.
Quel che disturba nell’intervento di Sua Eminenza è il prevalere dell’ideologia sulla persona in carne e ossa. Fa scandalo il presunto attentato al matrimonio, un’istituzione che, con il dilagare dei divorzi, delle unioni civili e di quelle di fatto, sfugge sempre di più al controllo della Chiesa. Ci mancava solo che la Renault gli facesse pubblicità mostrandolo come uno stile di vita alla francese, cioè libertario e libertino.
Spiace che all’occhiuto arcivescovo sfuggano ben altri peccati compiuti dalla pubblicità patinata di ebdomadari e tv. Colpisce che si faccia impressionare più dai fenomeni accessori che dalla sostanza della materia. E qui balzano all’occhio le differenze tra l’essere servitori o fedeli della Chiesa e lo sforzarsi di essere spiriti liberi. Ai primi preme la difesa del corpus dottrinario, della morale scritta sulla testa delle persone. Ai secondi interessano i bisogni, i dolori e le offese subite dalle donne e dagli uomini in carne, ossa e dignità. I corpi e le anime sono più importanti del corpus. Ne conseguono diverse valutazioni sulla pericolosità della trottola mediatica. 
Veniamo a un paio di esempi, per restare con i piedi per terra e non rincorrere i fantasmi di paure tanto astratte quanto infondate.
La Chiesa ha mai puntato l’indice accusatore verso gli spot, i cartelloni e i paginoni colorati di una certa coppia di stilisti che mostrano giovanotti in mutande intenti a simulare uno stupro?  No. Però se la presero tantissimo quando comparve la scritta evangelica «chi mi ama, mi segua», sotto una ragazza callipigia ripresa di schiena. Ne dobbiamo dedurre che i vescovi preferiscono, senza rendersene conto, l’uomo dominatore e la donna sottomessa alla fanciulla emancipata e scanzonata che usa il lato B come il pifferaio di Hamelin usava il suo strumento musicale?
E si sono mai accorti, i vescovi, di quelle donne seducenti che sottolineano il loro fascino mettendosi prone con la bocca ad altezza patta, che assumono pose da bordello per attirare l’attenzione maschile su auto, profumi o gioielli? Risultano ai vigilantes della Curia? Dovrebbero, dato che arredano le nostre città.
Può darsi che tali scostumatezze non interessino più di tanto, dal momento che in questi casi non è in gioco un sacramento, ma la sacralità di una creatura di Dio. Troppo poco per mobilitarsi e scandalizzarsi. Meglio delle peccatrici pentite che dei sovvertitori dei dogmi. Grande invenzione, la Maddalena.  
Questa Chiesa che si sveglia a scatti, impietosa con le coscienze libere e docile con i potenti, cui non osa neppure accennare una tiratina d’orecchi, ci lascia sempre più perplessi e increduli. Incapaci di credere.
Sì, crediamo che abbia sempre meno l’autorità morale di dirci in che direzione marciare.
Se ne riparlerà quando riacquisterà buonsenso, dimostrerà di stare nel mondo della gente comune e manderà segnali che non siano secchi divieti, sparate all’ingrosso e cadute di stile.

(i. s.)


 

Water free. «Leonardo dipinge la Gioconda» sulla spiaggia Caorle: la sabbia dell’effimero capolavoro è stata impastata con 500 litri di Coca Cola. 

 

 

Pubblicato il 30 maggio 2009

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