di Giorgio Linsalata
Sorridevano tutti, capi di governo e plenipotenziari assortiti, al vertice G20 di Washington. Sorridevano anche se l’ordine del giorno era la crisi economica, una grana che non fa per niente ridere. Sorridevano come si sorride in diplomazia, quando pure la faccia esprime un linguaggio e quando sorridere al fotografo vuol dire mandare un messaggio rassicurante al mondo. Figurati che sorrideva persino il governatore della banca d’Italia Mario Draghi.
Sorridevano all’anfitrione Bush il quale, mentre stringeva la mano all’uno e all’altro, sorrideva più di tutti, Come se non fosse lui quello che tra un paio di mesi va in pensione. O forse proprio per questo e dentro di sé se la rideva: «Ehi, guys, io me la svigno, vedetevela un po’ voi ora con le beghe del mondo, io me ne torno in Texas, giddap».
Sorridevano tutti meno uno. Non perché fosse preoccupato per lo stato delle cose nel suo Paese, no piuttosto con l’aria indispettita di colui che non gli va mai bene niente e ce l’ha sempre con qualcuno. Aveva la mutria che ha quando un fotografo lo sorprende a tradimento. Il volto rabbuiato dal rancore, come se qualcuno gli avesse appena fatto la bua e lui cercasse di fargliela pagare. E guardando di traverso, con gli occhietti vendicativi dietro le palpebre semichiuse, chiedeva all’amico manesco di pestare chi aveva osato contraddirlo. Ma lui, il grande amico sorrise del livore del piccolo italiano. Anzi, se la rise di gusto. E gli disse, dandogli una pacca sulla spalla: « Let’s go, è il potere amico, ci’ha il suo bello e il suo brutto, non farne una malattia, guarda me».
Ma lui anche nella foto di gruppo ufficiale era l’unico a guardare in un’altra direzione. E il suo sguardo sfrontato sembrava dire: «Adesso il mio amico te la fa pagare, entro il 20 gennaio».
Il piccoletto, quando vide le foto che hanno fatto il giro del mondo sibilò veleno: «Fotografi comunisti». E si chiese chi lo avrebbe protetto da qui in avanti, o semplicemente lo avrebbe ascoltato, ai prossimi summit. Gli venne un brivido per la schiena pensando che avrebbero perfino potuto escluderlo. Poi disse a se stesso una frase da incidente diplomatico. Dopo essersi accertato che a portata d’orecchio vi fossero giornalisti comunisti. Perché lui è fatto così. Parla perché lo ascoltino.
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